Tra occultismo e teosofia. In Toscana la mostra su un grande esponente italiano del simbolismo europeo
Vicino al simbolismo europeo, solitario e sognatore. Raoul Dal Molin di Ferenzona fu un protagonista del suo tempo e la mostra “Un sognatore decadente verso l’occultismo e la teosofia”, a Collesalvetti in provincia di Livorno, lo dimostra
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La frase che accompagna il disegno nel piccolo cliché tondo – ex libris forse per Gabriele D’Annunzio – “io ho quel che ho donato” risuona alla mente durante la visita alla mostra dedicata a Raoul Dal Molin Ferenzona, pittore ed incisore dallo spirito decadente; che, attraverso le sue opere, diede corpo a una visione eccentrica e schietta del mondo e dell’interiorità, con una minuziosa attenzione ai particolari e una generosa gamma di interpretazioni emotive; dal mistico all’erotico, dall’esoterico al simbolico.
Disegni, dipinti e incisioni, sono numerose le opere raccolte alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini di Collesalvetti, in occasione dell’esposizione, Raoul Dal Molin Ferenzona: Enchiridion Notturno. Un sognatore decadente verso l’occultismo e la teosofia, a cura di Emanuele Bardazzi e Francesca Cagianelli, che offre una panoramica seria e approfondita dell’opera di un artista singolare nel panorama italiano.
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La fusione tra arte e vita in Raoul Dal Molin Ferenzona
La vicenda personale di Ferenzona (Firenze, 1879 – Milano, 1946), in cui arte e vita si fusero inesorabilmente insieme, fa emergere una devozione e una dedizione all’elevazione spirituale totale. “La tensione sofferta verso l’elevazione spirituale alla ricerca spasmodica di mete arcane e trascendentali rappresentava per lui un autentico processo evolutivo dell’anima e di trasmutazione alchemica della coscienza, generato dal conflitto interiore tra le ragioni del bene e del male”. La citazione, tratta da un testo di Bardazzi in catalogo, presenta puntualmente la figura di Ferenzona, definito dal coetaneo Giuseppe Del Chiappa “artista solitario e sognatore squisito, raffinatamente perverso e misticamente cristiano”, inquadrando alcuni punti chiave della sua ricca produzione artistica. Insofferente al naturalismo, egli fu vicino alle idee simboliste internazionali. Un respiro europeo, dovuto anche ai frequenti viaggi che lo aprirono alle ricerche avanguardistiche della sua epoca, è evidente nelle opere in mostra; a partire dall’olio su tela del 1906 Donna con cappello e pipistrelli fino all’Annunciazione del 1933.
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
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Ferenzona un artista del suo tempo
Ferenzona mantenne un atteggiamento vicino alla tensione dei primitivi fiamminghi, all’ispirazione rosacrociana tipica del circuito di Sar Péladan, fino alle espressioni artistiche boeme del gruppo Sursum di Praga. Bastino alcuni esempi: l’acquaforte e acquatinta Une formidable cocotte, une terrible coquette del 1915, con cui omaggia l’opera del belga Felicièn Rops e la passione per il grottesco scheletro baudelairiano, facendosi beffe dell’ipocrita società contemporanea. Il dipinto Maschere, finora inedito, che celebra il medesimo circo carnevalesco di James Ensor. La figura della donna fatale, Belle dame sans merci, icona del simbolismo europeo, è declinata dall’artista in innumerevoli ritratti di donne, ora malinconiche ora enigmatiche.
L’insistenza sui volti, sui ritratti, indaga nel profondo, in modo reiterato, i misteri dell’animo umano attraverso gli sguardi e i lineamenti dei profili. Straordinario il ritratto, fino a questa esposizione inedito, all’amico Domenico Baccarini, probabilmente l’ultima immagine dell’artista prima della morte.
La presenza di Ferenzona in Toscana
L’esposizione inquadra, al contempo, l’origine e la presenza in ambito toscano di Ferenzona; la stagione livornese, la frequentazione del Caffè Bardi, le mostre ai Bagni Pancaldi e a Bottega d’Arte, ponendo l’accento sulla passione per la miniatura e il decoro, che gli permise di raggiungere quell’arabesco, esoterico e spirituale, tanto caro a Baudelaire.

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Completa la panoramica il contenuto delle teche: tra le carte, alcune copertine di Ferenzona per Bollettino di Bottega d’Arte, Vita d’Arte e Cronache Latine, oltre testi scelti dalla sua produzione letteraria, come La ghirlanda di stelle. Poemi e disegni di Raoul Dal Molin Ferenzona del 1912, Zodiacale. Opera religiosa. Orazioni, acqueforti, auree,del 1919 e l’esoterico volume AÔB, Enchiridion notturno, Dodici miraggi nomadi, dodici punte di diamante originali, (Misteri Rosacrociani, Opera n. 2), da cui la mostra trae in modo evocativo e filologico il proprio nome.
Silvia Scaravaggi
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