La casa di Cini Boeri: intervista alla regista del documentario sulla grande architetta

Dopo la première alla Fondazione Prada di Milano, “La casa di Cini Boeri” è approdato al Cinema Troisi di Roma. Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare la regista

Maddalena Bregani, classe 1957, inizia la sua carriera in televisione occupandosi di programmi culturali. In diverse occasioni, racconta, ha utilizzato l’intervista video per registrare e conservare le parole e i gesti della persona intervistata, insieme al contesto in cui si trova in quel momento. È poi passata al documentario, un racconto della realtà fatto di testimonianze, immagini e ricerca negli archivi, con l’obiettivo di preservare la memoria. La sua ultima opera, La casa di Cini Boeri, è dedicata alla vita intensa e al genio creativo di Cini Boeri, che dopo la première alla Fondazione Prada di Milano è approdata al Cinema Troisi di Roma.

L’intervista a Maddalena Bregani, regista di “La casa di Cini Boeri”

Nel documentario intrecci il percorso professionale e personale di Cini Boeri, con un focus sulla Casa Bunker. Perché questa scelta?
Ho conosciuto molto bene Cini Boeri perché faccio parte della sua famiglia. La sfida è stata bilanciare lo sguardo da documentarista con quello di chi l’ha vissuta da vicino. Per questo ho scelto di partire dalle sue case, che ho frequentato, per poi allargare lo sguardo sul resto del suo lavoro, dalle architetture progettate alla sua produzione di design industriale. Per Cini, lavoro e vita erano inscindibili e le relazioni delle persone nello spazio dell’abitare erano il fulcro del suo pensiero architettonico. La Casa Bunker, realizzata sull’isola della Maddalena nel 1968, è un vero manifesto della sua visione: uno spazio che concilia condivisione e indipendenza.

Cini Boeri, Fotografia di Maria Mulas
Cini Boeri, Fotografia di Maria Mulas

La visione di Cini Boeri in un documentario

In che modo la sua visione è stata rivoluzionaria?
Cini era una donna indipendente e determinata. Si è laureata nel primo dopoguerra, in un ambiente accademico ancora segnato dall’eredità fascista. Ha assorbito la lezione di grandi maestri come Gio Ponti e Marco Zanuso, ma poi ha trovato la sua strada e ha aperto uno dei pochi studi professionali guidati da una donna. Ha portato nell’architettura e nel design la sua visone di un modo di vivere libero e flessibile, al passo con lo spirito degli Anni ‘60 e ‘70, con un tocco personale innovativo e giocoso. Dice scherzando in un’intervista, “non avevo un fucile per fare la rivoluzione ma avevo la matita”. Questa frase richiama la sua esperienza di staffetta partigiana che lei ricorda come un momento fondamentale della sua vita.

La casa di Cini Boeri, Rivista Botolo e botolino
La casa di Cini Boeri, Rivista Botolo e botolino

L’eredità di Cini Boeri secondo la regista Maddalena Bregani

Qual è l’eredità più significativa di Cini Boeri? Quale aspetto della sua personalità o del suo lavoro ti ha colpito di più?
L’Archivio Cini Boeri, diretto dai nipoti Giulia e Antonio e curato da Cristina Moro, sta facendo un grande lavoro di raccolta e documentazione dei progetti di architettura e di design industriale, valorizzando il ruolo di Cini Boeri nel mondo del progetto. Mi ha sempre affascinato la sua eleganza e la capacità di dare forma a spazi unici, bellissimi da vivere. La vera eredità per la sua famiglia e per me è la casa Bunker. Cini la amava tantissimo, così come la amano i figli e i nipoti che continuano a prendersene cura. Il Bunker per tutti noi è Cini. La matriarca adorata, tirannica e affascinante, è riuscita a tenerci tutti li con lei. Cini non è stata solo una grande architetta ma anche una vera maestra di vita.

Simone Marangi

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