A Bruxelles la mostra d’arte africana più grande degli ultimi 100 anni
Un coro di voci intergenerazionale che celebra la molteplicità delle esperienze nere, finalmente non distorte da uno “sguardo bianco”, grazie alla curatela di Koyo Kouoh, direttrice artistica della prossima Biennale Arte di Venezia

Nel cuore dell’Europa, al Bozar di Bruxelles, Koyo Kouoh – che nel 2026 sarà la prima donna africana a guidare la Biennale di Venezia – e la curatrice Tandazani Dhlakama hanno presentato la mostra itinerante When We See Us: A Century of Black Figuration in Painting. Dopo una tappa a Basilea, la mostra prosegue il suo viaggio iniziato allo Zeitz Museum of Contemporary Art Africa a Città del Capo. Un caleidoscopio che attraversa gli ultimi cento anni di pittura figurativa nera, radunando più di 150 opere di circa 120 artisti africani, di origine o di discendenza, che si ritrovano per la prima volta in dialogo per esprimere la blackness, senza esondare in rappresentazioni stereotipate di razzismo, odio e violenza. Mettere in scena la “gioia nera” diventa così un potente atto politico, soprattutto quando quella gioia è espressa da chi è stato e continua ad essere, sistematicamente, oppresso.
L’autorappresentazione nera in mostra a Bruxelles
Come baricentro dell’esposizione, un vocabolario visivo delle esistenze nere, nel tentativo di accorciare, per la prima volta, la distanza tra come loro si vedono e come sono visti da noi.
Il titolo della mostra si ispira alla miniserie Netflix When They See Us (2019), con protagonisti adolescenti neri alle prese con le conseguenze della profilazione razziale. Il passaggio delle curatrici da “loro” a “noi” ribalta i ruoli tra soggetto e oggetto, dando forma ad un continuum storico di autorappresentazione personale e collettiva di un canone storicamente sottovalutato.




Le estetiche parallele nella mostra al Bozar
Nell’esposizione, gli artisti catturano rituali quotidiani: scene di vita in giardino, attimi rubati mentre si riposa, si sogna, si ama; il gesto lieve di una sigaretta accesa, il corpo che si abbandona su un divano, una partita a carte, il calore di un abbraccio, il ritmo di un ballo che sfida l’immobilità del mondo. Kouoh ha definito “estetiche parallele”, l’incontro all’infinito tra artisti provenienti da tempi e luoghi diversi che, pur non essendosi mai conosciuti, hanno trattato gli stessi temi con approcci simili. Finalmente, con l’artista più anziana nata nel 1886 (Clementine Hunter) e la più giovane nel 1999 (Zandile Tshabalala), questa moltitudine di voci e linguaggi, tra emergenti e già affermati, trova un nuovo posto nella cultura visiva.
La mostra “When We See Us” al Bruxelles
Le 155 opere non seguono un ordine cronologico o una divisione geografica, ma sono raccolte in sei capitoli: Quotidianità, Riposo, Trionfo ed Emancipazione, Sensualità, Spiritualità, Gioia e Festa. La visita è una danza attorno al fuoco dell’autoaffermazione, scandita dalle note del paesaggio sonoro ideato dal sound designer sudafricano Neo Muyanga, che propone una playlist che unisce artisti da tutto il mondo. Si può correre il rischio di scottarsi con gli strass che rendono scintillanti i capelli degli amanti, intrecciati nell’opera umoristica Never Change Lovers in the Middle of the Night (2006) di Mickalene Thomas (1971, Camden), oppure di restare ipnotizzati dall’atmosfera sospesa e contemplativa in An evening in Mazowe (2019) di Kudzanai-Violet Hwami (1993, Gutu, Zimbabwe), dove la protagonista, apparentemente celebrata per la sua bellezza, rivela una possibile condizione diasporica. Al contrario, in Two Reclining Women (2020) di Zandile Tshabalala (1999, Soweto, South Africa) l’opera è un inno alla bellezza nera, con due donne in posa felina che sfidano l’interlocutore.
Conclude il percorso The Birthday Party (2021) di Esiri Erheriene-Essi (1982, London) che ritrae l’attivista Stephen Biko, oppositore dell’apartheid, assassinato dalla polizia all’età di trent’anni. La sua vitalità trabocca dalla tela, circondato dagli amici, con una maglietta di Malcolm X e una torta di compleanno tra le mani. When We See Us è lampo colorato che sosta a lungo dopo la visione, così come la consapevolezza di aver visto qualcosa di più.
Noemi Palmieri
Bruxelles, fino al 10 agosto 2025
When We See Us: A Century of Black Figuration in Painting
Centre for Fine Arts | Bozar Brussels
Libri consigliati:
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati