Esercizi quotidiani. Luca Vitone in mostra a MoRE, museo dei progetti non realizzati

Opere utopistiche, irrealizzabili, scartate da commissioni o giurie, che per questo non verranno mai compiute: Vitone ne raccoglie alcune in una mostra collettiva, sottolineandone la potenzialità.

MoRE. a Museum of refused and unrealised art projects è un museo digitale che raccoglie, conserva ed espone online progetti di artisti di diverse generazioni mai realizzati. Progetti rimasti incompiuti magari per mancanza di fondi o perché scartati da giurie e commissioni, ritenuti utopistici o inopportuni su un piano etico, ideologico o morale. Oltre a questa attività, il museo conduce da anni un percorso di ricerca sul tema del “non realizzato”, partecipando e organizzando mostre, seminari, incontri e giornate di studio. Dopo esser stato ospitato da realtà quali Fondazione Bevilacqua La Masa e Palazzo Zorzi di Venezia, Arte Fiera e Art Verona, il prossimo appuntamento si svolgerà domenica 19 maggio presso l’Auditorium del MACRO di Roma. Ormai giunto al settimo anniversario dalla sua creazione, MoRE sceglie per la prima volta di affidare a un artista la cura di una mostra. Si è lasciata carta bianca a Luca Vitone (Genova, 1964) che ha chiamato a raccolta sei artisti, ognuno con un proprio progetto il quale, proprio per la sua incompiutezza, esprime una forza poetica e visionaria.

MORE: LE DICHIARAZIONI DEI SUOI FONDATORI

A sette anni dalla nascita di MoRE possiamo ormai fare un primo bilancio della nostra attività. Il museo digitale era nato con lo scopo di valorizzare attraverso il web idee e progetti non realizzati di artisti contemporanei. Non siamo stati certo i primi a porre questo tema, ma l’abbiamo fatto con un approccio il più possibile scientifico, cercando di individuare standard di catalogazione esaustivi e di lavorare sempre a stretto contatto con gli artisti”, ci spiegano Elisabetta Modena e Marco Scotti, fondatori di MoRE. Un museo che, pur facendo dell’immaterialità la propria caratteristica principale, conserva oggi più di 130 progetti di 80 artisti e ha costruito una rete di relazioni con curatori, musei e istituzioni quali il Museo del Novecento di Milano, l’MSU di Zagabria, lo CSAC di Parma e il MAXXI di Roma. “Operando come ogni museo MoRE vanta una programmazione annuale fatta di acquisizioni (di progetti non realizzati) e di occasioni espositive”, proseguono i fondatori. “A questo proposito l’ultima mostra è un caso molto particolare, perché per la prima volta a curarla è proprio un artista che a sua volta qualche anno fa aveva condiviso con noi i suoi progetti non realizzati: Luca Vitone”.

MORE: LA MOSTRA DI LUCA VITONE

Luca Vitone è ormai di casa sulla piattaforma MoRE. Era già stato presente con la personale When public remains private. Unrealised projects by Luca Vitone, curata da Elisabetta Modena. Ora l’artista torna con un nuovo progetto, questa volta dando vita a una collettiva dal titolo Esercizi quotidiani, coinvolgendo gli artisti Mark Dion (Stati Uniti,1961), Maria Eichhorn (Germania, 1962), Till Krause (Germania 1965), Daniel Maier-Reimer (Germania, 1968), Veit Stratmann (Germania, 1960) e Cesare Viel (Torino, 1964). Una selezione basata su criteri di assonanza intellettuale e affinità di ricerca, oltre che su un rapporto di amicizia consolidato nel tempo. “Questi materiali testimoniano un fare che è quello principale di un artista: il pensare l’opera al di là della sua realizzazione”, come spiega Vitone nel testo introduttivo, sottolineando il fascino dell’organizzare una mostra senza renderla effettiva, materiale. E aggiunge: “non è del tutto importante che l’opera sia concretizzata, la cosa importante è immaginarla e sedimentarla con un progetto, perché questo è l’esercizio quotidiano che un artista deve svolgere per mettere in moto la propria pratica utile alla realizzazione di opere finite”.

MORE: I PROGETTI IN MOSTRA

Una buona componente di questi progetti prevede il fallimento: come il centro informazioni pensato da Dion per il Balboa Park di San Diego, poi rifiutato dalla giuria, la costruzione di una torre di osservazione di 33 metri progettata da Eichorn che non ha mai visto la luce, il memoriale di Krause sulle ultime tracce della Seconda Guerra Mondiale sulla città di Amburgo, fallito per far posto a edifici commerciali; e ancora, gli striscioni di Viel, che con le scritte “Tutto ciò che accade” e “Sempre tutto intorno”, che avrebbero dovuto essere trasportati da aerei e invece sono rimasti a terra per mancanza di fondi economici; infine, il sistema di illuminazione urbana di Stratmann basato sui comportamenti delle persone, semplicemente nato come “opera non realizzabile”.

-Giulia Ronchi

Luca Vitone, Esercizi quotidiani
[email protected]
www.moremuseum.org

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Giulia Ronchi

Giulia Ronchi

Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando…

Scopri di più