Università e studenti: gli investimenti per ripartire

Il Decreto Rilancio prevede lo stanziamento di 290 milioni di euro a sostegno dell’università. Ma quale sarà il futuro degli studenti?

La fase di isolamento conseguente all’emergenza sanitaria ha messo a dura prova anche il sistema universitario e i suoi studenti. Da mesi stanno vivendo in un equilibrio instabile, tra lezioni ed esami online, tirocini sospesi, libri di testo irreperibili, affitti per i fuorisede e rate da pagare. Con il Decreto Rilancio, approvato il 13 maggio, sono previsti 290 milioni di euro a sostegno dell’Università.

UN SISTEMA PRECARIO IN PARTENZA

La categoria degli studenti universitari, che in Italia conta 1.721.790 persone (a. a. 2018/2019, fonte MIUR), è stata piuttosto trascurata durante i primi mesi di quarantena. Oltre alle svariate difficoltà pratiche, legate all’impossibilità di accedere ai servizi universitari come le biblioteche o i laboratori, anche gli studenti stanno vivendo in prima persona le conseguenze economiche di questa crisi. Tutto questo immersi in un clima di incertezza che ha inghiottito ogni aspetto della nostra quotidianità.
Il sistema universitario italiano, negli ultimi dieci anni, ha disposto un aumento medio delle tasse del 60% (si vedano i dossier annuali redatti dall’Unione degli Studenti). Questo significa che l’Italia, attualmente, è il terzo Paese con le rate più costose del continente, dopo Olanda e Regno Unito (fonte Anvur). L’accesso agli studi superiori è reso ancora più complicato dalla questione borse di studio, che in Italia hanno una modalità di selezione piuttosto ristretta. E ora che molti fuori sede, a causa dell’emergenza, si sono ristabiliti nella propria regione di appartenenza, non rispettando così alcuni criteri definiti dai termini contrattuali delle borse di studio, rischiano di perdere il loro sussidio, mandando all’aria la loro fragile carriera universitaria.

La didattica a distanza è sicuramente un mezzo essenziale vista la situazione di emergenza, ma è rischioso che questa modalità possa essere pensata come perenne”.

Con il Decreto Rilancio approvato dal governo si sono stanziati 290 milioni di euro per gli atenei di cui 165 milioni per il diritto allo studio (più 8 milioni per l’Afam). La fascia di studenti esenti dal pagamento delle tasse, la cosiddetta no tax area, dovrebbe aumentare, sempre in base all’Isee, da 13 a 20mila euro, e la terza rata sarà ridotta, e ipoteticamente rateizzata, agli studenti con famiglie con un reddito compreso tra 20 e 30mila euro all’anno. Ma per molti non basta. Ad esempio il sindacato universitario Link, lo scorso 8 maggio, si è rivolto con una lettera, direttamente al Presidente del Consiglio Conte: “Il nostro sistema universitario versa in una grave situazione, vessato da oltre dieci anni di tagli, privatizzazioni e carenza di finanziamenti”.  E come riporta Viola della rete nazionale Noi Restiamo, “è importante non continuare ad avere un sistema universitario che riproduca le stesse disuguaglianze che viviamo quotidianamente nella società”.
In seguito all’emergenza sanitaria, molti studenti si troveranno obbligati a rinunciare allo studio. Come successe nel 2008, con un calo delle iscrizioni del 20%, si prevede una possibile diminuzione delle immatricolazioni. Secondo il Ministro Manfredi “sarebbe un pessimo segnale per la ripartenza del Paese”, e come contraddirlo.

DIRITTO ALLO STUDIO E INVESTIMENTI NEL DIGITALE

A sostegno degli studenti che non hanno accesso a strumenti adatti alla didattica telematica sono stati stanziati 62 milioni, sommati ai 50 milioni del Decreto Cura Italia.
Questo momento è una fase di transizione importante, è quindi essenziale che i rettori e chi gestisce i fondi abbia una visione completa, che permetta concretamente di individuare le priorità. Come ha dichiarato il rettore Geuna, nel caso dell’Università degli Studi di Torino, per garantire a tutti di proseguire gli studi, le lezioni a distanza continueranno anche nel prossimo anno, e verranno stanziati 62 milioni per agevolare l’acquisto di dispositivi informatici, ottimizzando la didattica online. Ma è importante sottolineare come il digital divide non sia solo una mera questione economica, ma un fatto che coinvolge anche aspetti sociali e culturali. La didattica a distanza è sicuramente un mezzo essenziale vista la situazione di emergenza, ma è rischioso che questa modalità possa essere pensata come perenne. È abbastanza chiaro che una didattica in via telematica, senza un concreto scambio e dibattito, non fa che rafforzare una conoscenza e un insegnamento puramente nozionistico. Ma in generale, da anni, la politica adottata da questo Paese non ha fatto che indebolire il campo dell’istruzione. Sarà forse in risposta a questa emergenza che il sistema universitario troverà il suo riscatto?

Marlene L. Müller

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