50 anni di Fantozzi. Un’icona della sopravvivenza impiegatizia

Esattamente 50 anni fa uscita nei cinema italiani il film che ha resto Paolo Villaggio assolutamente popolare e il personaggio del ragionier Fantozzi star della sfortuna

Esattamente il 27 marzo del 1975 debuttava nelle sale Fantozzi, per la regia di Luciano Salce (Il federale, Vieni avanti cretino). Il film, a 50 anni da quella data, torna sul grande schermo e restaurato per l’occasione. Si tratta del primo capitolo della saga cinematografica creata e interpretata dall’attore Paolo Villaggio, divenuta sin da subito parte integrante della cultura pop del nostro Paese.

Fantozzi: meravigliosa tragicommedia

Della tragicommedia, proposta da Fantozzi e dal resto dei suoi personaggi, si è riso tanto ma si è anche riflettuto, e in particolare riguardo ruoli, ingenuità, velleità e tentazioni dell’uomo medio e della società tutta. Definito da Paolo Villaggio “il personaggio più tragico della letteratura italiana”, il ragioniere Ugo Fantozzi  amatissimo dal pubblico di più generazioni -, pur essendo un uomo qualunque e per lo più deriso, si è imposto sin dal principio come perfetto antieroe e icona non solo di un tempo preciso, ma del “per sempre”.

Un successo dalla tv al cinema con Paolo Villaggio

Nato nel 1968 come personaggio televisivo e poi diventato un fenomeno letterario nel 1971 – quindi famoso ancor prima di arrivare al cinema – Fantozzi è il simbolo di tutti coloro che umili, sempliciotti, di poca cultura sono stati e sono purtroppo vittima di un macrosistema dispotico, irriconoscente, fintamente elitario che spesso condanna quelli non ritenuti “idonei” ad una situazione di invisibilità, oltre che ad un vero e pieno inferno burocratico.

Film perfetto già dall’incipit

La nostra tv e il nostro cinema devono tanto al ragionier Fantozzi: uomo tozzo e bruttino, col basco in testa e famoso per i suoi mutandoni bianchi. Entrambi devono tanto a quella comicità semplice, quotidiana, vicina e comprensibile a tutti, che ha reso e innalzato un uomo qualunque a star della sfortuna.

L’incipit del film è già di per sé straordinario: la signora Pina, moglie del ragioniere, chiama il centralino della Megaditta per avere notizie del marito. E come sa chi il film conosce, Fantozzi appare poco dopo uscendo da uno squarcio sul muro dopo aver trascorso ben 18 giorni dimenticato e murato nei gabinetti della società. Incipit esilarante sì ma anche, e al tempo stesso, spaventoso.

Fantozzi, una maschera della grande commedia

“Caro Fantozzi, è solo questione d’intendersi, di terminologia. Lei dice ‘padroni’ e io ‘datori di lavoro’, lei dice ‘sfruttatori’ e io dico ‘benestanti’, lei dice ‘morti di fame’ e io ‘classe meno abbiente’. Ma per il resto, la penso esattamente come lei”, citando il Mega Direttore Galattico del film.

Icona della sopravvivenza impiegatizia, Fantozzi è a tutti gli effetti una maschera della commedia, di quella grande, immensa capace di portare da una piccola e isolata situazione a qualcosa di più grande e universale. Basta guardarsi intorno (o anche allo specchio) per riconoscere che del ragionier Fantozzi, e di quello che ha vissuto, sognato, subito, qualcosa appartiene un po’ – e ancora – a tutti noi.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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