Opere d’arte curate come pazienti a Milano. La collaborazione tra Scuola di Botticino e Ospedale Galeazzi

Metodi di diagnostica utilizzati a supporto delle tecniche di restauro. Il caso della Scuola di Botticino, tra arte antica, moderna e contemporanea

Sono arrivati verso l’imbrunire mercoledì 19 febbraio al Pronto Soccorso dell’Ospedale Galeazzi di Milano. Senza sirene ma circondati da grande curiosità. I “pazienti” hanno raggiunto questa nuova avanzatissima struttura sanitaria che agisce dall’agosto del 2022 alle porte del capoluogo lombardo, trasportati da Arterìa – azienda specializzata nella movimentazione e installazione di opere d’arte. Uno alla volta sono stati adagiati su una barella semovibile, e trasportati all’ingresso della sala analisi: qui delicatamente liberarti dai loro contenitori sono stati adagiati all’interno delle macchine dedicate alla diagnostica per immagini, TAC e RX.

Le sculture di Milano e Gallarate trattate

Il trattamento è stato riservato a due sculture lignee, Il Cristo deposto proveniente dalla Chiesa di San Bernardino alle Ossa di Milano e la Maria Maddalena, appartenente ad un gruppo scultoreo in origine collocato nella cattedrale di S. Michele Arcangelo di Albenga in Liguria. Quindi a una rara cassetta birmana, utile a contenere scritture buddiste proveniente dal Museo Pontificio Istituto Missioni Estere di Milano. Infine, a un trittico di tele realizzate negli Anni Settanta da Cesare Berlingeri provenienti del Museo MA*GA di GallaratePiegare il giallo n°1, Piegare il nero n°2. Piegare il blu n°3.

La Scuola di Restauro di Botticino

Non è la prima volta che queste prestazioni, fornite fuori dagli orari canonici durante i quali i macchinari vengono utilizzati per la cura dei pazienti, vengono in aiuto alla Scuola di Restauro di Botticino. Nata nel 1974 con il sostegno di Regione Lombardia e dell’Istituto Centrale del Restauro di Roma, questa scuola realizza corsi di alta formazione nell’ambito della conservazione e restauro dei beni culturali e dal 2022 ha trasferito la sua sede a Milano. La Maria Maddalena, la scatola birmana e le opere di Cesare Berlingeri sono oggetto di tesi di laurea di studenti giunti alla fine del loro corso di studio.
Per il secondo anno consecutivo si è dunque avvalsa di un’analisi diagnostica avanzata su una selezione di opere d’arte che consente di determinarne il tipo di tecnica costruttiva, individuare la presenza di eventuali componenti interni o difetti non visibili ad occhio nudo senza compromettere o modificare la struttura del manufatto in esame.
É stato il professor Luca Maria Sconfienza, responsabile dell’UO di Radiologia Diagnostica e Interventistica di questo ospedale e docente di Radiologia all’Università di Milano, a guidare il team di analisti. 

La medicina in aiuto all’arte

Si tratta quasi certamente di una casualità, ma appare significativo che gli unici due corsi di laurea a percorso unico di cinque anni il primo sei anni il secondo) in Italia siano questo e quello di Medicina: cura dell’arte e cura dell’individuo. La Scuola di Restauro del Botticino si affianca dunque all’Istituto Centrale per il Restauro di Roma e all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, istituti tra i più prestigiosi al mondo che offrono programmi di formazione in grado di combinare teoria, pratica e ricerca scientifica. La figura del restauratore è del resto in continua evoluzione: richiede competenze in fisica e scienze dei materiali, conoscenze nei settori della chimica e della biologia, ma anche la capacità di dialogare con i processi di innovazione tecnologica e le figure specialistiche specifiche in grado di venire in aiuto per il monitoraggio dello stato di conservazione delle opere prese in esame. Il restauratore italiano è altamente rispettato nel mondo, ma nonostante il riconoscimento internazionale, i restauratori italiani devono affrontare sfide come la scarsità di fondi pubblici messi a disposizione e il necessario equilibrio con la pressione delle richieste quelle legate a finalità turistiche. 
Ancora una volta però l’incrocio di due istituzioni virtuose gestite da personaggi competenti si propone come possibile modello operativo: qui e altrove. 

Aldo Premoli

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Aldo Premoli

Aldo Premoli

Milanese di nascita, dopo un lungo periodo trascorso in Sicilia ora risiede a Cernobbio. Lunghi periodi li trascorre a New York, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e…

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