Le migliori opere viste alla fiera Art Paris 2025
Dopo l’assorbimento della storica FIAC in Art Basel, Art Paris, in quanto fiera pienamente francese, acquista una nuova forza e presenta una 27esima edizione particolarmente ricca e patriottica, con una prevalenza di gallerie francesi

Apre la 27esima edizione di Art Paris che ritorna al Grand Palais con 170 espositori da 25 paesi differenti (34 in più dell’anno precedente). Si rivela per i francesi come una riappropriazione di una fiera tutta francese, dopo l’assorbimento della storica Foire internationale d’art contemporain (FIAC) da parte di Art Basel. Art Paris dal 3 al 6 aprile 2025 accoglie il 60% di gallerie francesi, ma si apre ad un 40% di gallerie estere ed un 36% di nuove partecipazioni.
Il tema di quest’anno è Immortelle: uno sguardo alla pittura figurativa in Francia. I due curatori Amélie Adamo, autrice e curatrice indipendente, e Numa Hambursin, direttore di MO.CO. Montpellier Contemporain, hanno sviluppato il focus per dimostrare la persistenza della pittura figurativa francese attraverso le diverse generazioni, nonostante oggi possa sembrare una scelta dettata solamente dalla moda del momento. Adamo e Hambursin hanno selezionato trenta artisti tra le gallerie partecipanti in un percorso che evidenzia l’influenza da parte degli artisti più anziani nel contesto europeo, ma anche in un mondo dell’arte globalizzato che si è mosso verso l’astrazione e media differenti. Ecco gli highlights di questa edizione.
Elisabetta Pagella
Egon Schiele da Wienerroither & Kohlbacher
La galleria austriaca con sede a Vienna Wienerroither & Kohlbacher allo stand B13 partecipa per la prima volta ad Art Paris con una serie di opere che spazia dall’arte moderna all’arte contemporanea austriaca. La loro ricerca si basa soprattutto sull’arte del periodo tra le due guerre, in particolar modo sull’Espressionismo austriaco. Infatti all’interno dello stand si rimane catturati da una serie di disegni di Egon Schiele e Gustav Klimt che vedono la donna al centro della loro produzione. Con poche linee tratteggiate su carta la donna viene ritratta nei suoi momenti di sessualità più intima dispiegando e sdoganando delle pose che congiungono riserbo e sensualità. A catturare è in particolar modo uno dei disegni su carta di Schiele del 1913 intitolato Seated Girl with Outstretched Arm and Leg (Ragazza seduta con braccio e gamba tesa). In questo momento storico Klimt era già stato messo in custodia cautelare, poiché accusato per presunta seduzione di una minorenne ed una delle sue opere era stata bruciata pubblicamente. In seguito le accuse erano state ritirate e convertite in detenzione per diffusione di disegni immorali. Oggi al pubblico arriva questa donna di cui si vede il corpo teso ed il sesso è mostrato senza censura, data la naturalezza della posa. Il titolo non lascia intendere, ma l’opera si: la donna si trova in un momento di riposo condiviso insieme ad una figura maschile sdraiata prona, ma di cui si può osservare solo parte della coscia che si incastra perfettamente e prosegue lungo il corpo di lei. Per un attimo si è immersi in un’intimità non nostra, ma che ci è familiare, che tutti hanno vissuto in maniere analoghe e ci si sente compartecipi con un leggero sorriso che cresce, mentre si cerca uno sguardo complice con cui condividerlo.

Yang Jiechang da Jeanne Bucher Jaeger
La galleria Jeanne Bucher Jaeger (stand D9) con sede tra Parigi e Lisbona, quest’anno festeggia il centenario dall’apertura e in occasione di Art Paris presenta una selezione di undici artisti. Tra loro spiccano Dado, selezionato da IMMORTELLE, Jean Dubuffet, Evi Keller, selezionata per il premio tutto al femminile HER ART indetto da Art Paris e Marie Claire; ma su tutti l’opera che attira magneticamente a sé è Tale of Eleventh Day – Red Autumn (Racconto dell’undicesimo giorno – Autunno rosso), realizzata tra il 2014 e il 2024, dall’artista cinese Yang Jiechang. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Guangzhou e formato dai grandi maestri taoisti, Yang Jiechang impugna il pennello dall’età di 3 anni. Introdotto alla calligrafia e alla pittura tradizionale cinese, l’artista è stato invitato a Parigi per esporre nella leggendaria mostra Les Magiciens de la Terre al Centre Pompidou (1989).

L’opera di Yang Jiechang per Arti Paris
Per Art Paris Bucher Jaeger espone di Jiechang dieci pannelli di seta intelata per una dimensione complessiva di 14,25 metri di lunghezza. L’opera si ambienta in una foresta, realizzata negli stilemi tipici dell’Oriente e quelli che da lontano sembrano animali liberi in natura da vicino si scoprono animali sì, ma che si accoppiano con altre specie coinvolgendo spesso e volentieri anche l’uomo. Una donna si unisce ad un gorilla, mentre i due vengono spiati da una iena e da una scimmia (a dir poco curiose); un cinghiale con un babbuino, un uomo con un leone e in questo scompiglio, tra chi ci prova e chi ci riesce, vediamo lui: l’artista si ritrae en plein air con pennelli e tavola contornato da un bufalo, un lupo ed una tigre che lo osservano e un piccolo coccodrillo ai suoi piedi. L’opera è caratterizzata da toni scuri, una “selva oscura” che si ossrva incuriositi e divertiti per coglierne le sfumature allegoriche che ogni animale ed ogni loro unione può rappresentare.

Thomas Lévy-Lasne da Les FIlles du Calvaire
La galleria parigina Les Filles du Calvaire, fondata nel 1996, presenta allo stand C5 nove artisti dando particolare rilievo alla pittura figurativa francese con opere di Thomas Lévy-Lasne, Jérémie Cosimi, Paz Corona e Karine Rougier; ma anche gli ultimi sviluppi nell’ambito della scultura con Kate MccGwire, Clara Rivault e Léo Fourdrinier. La galleria presenta anche le nuove collaborazioni con Bianca Argimón e Julia Haumont.
Thomas Lévy-Lasne un artista che incuriosisce il pubblico di Art Paris
All’esterno dello stand il pubblico si ferma per chiedersi: pittura o fotografia? Ebbene sì Thomas Lévy-Lasne, classe 1980, fa scattare quella domanda non solo per la bravura tecnica, ma anche per la tipologia di soggetto scelto e per il taglio dell’immagine, che però per l’appunto è un dipinto. Vincitore del Prix BNP Paribas Banque Privée. Un regard sur la scène française Lévy-Lasne è un grande osservatore che pone la sua attenzione sulla realtà che lo circonda: “la sua vigilanza sulla realtà, che smaschera attraverso banali scene quotidiane, non è tanto una questione di pessimismo da rimprovero quanto una filosofia dell’azione guidata dal piacere della contemplazione”,spiega la galleria. Con l’opera La plage d’Ostende (La spiaggia di Ostenda) non racconta solo la spiaggia belga, ma ci ricorda tutte le spiagge a cui possiamo pensare ora, soprattutto in momento storico in cui imperversa la minaccia della costruzione di una “Riviera” in luoghi che tutto ricorderanno, tranne la serenità di un bagno in mare. Lo spettatore può vedere ciò che desidera dentro il paesaggio marittimo rappresentato, poiché è talmente reale, ma al tempo stesso talmente pulito da categorizzazioni che è “uno, nessuno, centomila”, come tutti noi dopo tutto.

Claire Tabouret da Almine Rech
Tra i big in fiera spicca Almine Rech (stand B7) che espone tra i molti artisti Karel Appel, Oliver Beer, Matthias Bitzer, Ali Cherri, Johan Creten, Sasha Ferré, Paul de Flers, Jameson Green, Gregor Hildebrandt, Serge Poliakoff, Ryan Schneider, Claire e Tursic & Mille. Dopo le novità di quest’anno che hanno visto l’artista francese, con base a LA, Claire Tabouret vincere il bando per rifare le vetrate di Notre Dame de Paris, non sorprende che ad accoglierci in stand ci sia proprio una sua opera.
Ad Art Paris il primo arazzo di Claire Tobouret
Ciò che non ci si aspetta è che non sia un dipinto, bensì una “tecnica di tappezzeria”. Esposto come una sorta di arazzo l’opera The Blue Sentinels della Tabouret riprende le tematiche a lei care e molto ricercate basate sulla ritrattistica, vissuta dal singolo o in contesti di gruppo. I soggetti sono muti e statici, una staticità ben percepibile dalla postura, come quella che i bambini hanno a riposo, quando pensano di non essere guardati. L’opera è la prima che la Tabouret realizza con la tecnica dell’arazzo, frutto della collaborazione con i maestri arazzieri Pinton. La casa fondata nel 1860 ha iniziato a collaborare a progetti artistici dagli anni ‘40 del Novecento, stimolata in particolare da Jean Lurçat, Le Corbusier e Jean e Louis Pinto. Grandi nomi del mondo dell’arte come Picasso, Calder, Cocteau e Delaunay scoprirono la modalità espressiva propria della tessitura degli arazzi grazie a quest’azienda che si dimostra sulla cresta dell’onda anche al giorno d’oggi. Claire Tabouret sta declinando i suoi soggetti tramite supporti decisamente diversificati, probabilmente in preparazione alla cattedrale simbolo della capitale francese.

Aurélien Maillard da Galerie Bacqueville
Galerie Bacqueville al crocevia delle grandi capitali europee con sede nella Hauts-de-France e nei Paesi Bassi, ha forgiato un’identità locale e internazionale. Allo stand E13 ci accoglie in primo piano con una parete bianca, quattro metri per tre, a cui qualsiasi signore anziano, con le mani dietro la schiena, direbbe: “Cos’è successo qui? Adesso bisogna rifare tutto”. L’opera di Aurélien Maillard (1976, Nantes) si intitola Impact e quello che vediamo è effettivamente un colpo ben assestato ad una parete enorme i cui frammenti sono sopravvissuti adesi alla superficie. “Nella serie Impacts, l’artista rivela gradualmente la lenta e paziente costruzione che si cela dietro la fluidità della traccia di un gesto profondamente radicato nella materia”. Permane una traccia ben definita dettata dalla materia che ne ha suggerito le fessure e le crepe conseguenti. L’impatto di Maillard è chiaramente un impatto allegorico che ci permette di spaziare dalla frammentazione sociale d’oggi alla somiglianza di forme che ci ricorda un anfiteatro greco visto dall’alto, distrutto dal tempo o dall’ennesima guerra, ma forse conviene continuare a vederci solo un buco nel muro…

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