Cosa c’entrano gli antichi oceani con lo champagne? Le opere di Julian Charrière a Milano

Invitato dalla storica maison di champagne Ruinart, l’artista francese Julian Charrière porta le sue opere nell’area VIP della fiera milanese, per riflettere sul rapporto ambivalente tra uomo e natura

Chi frequenta il mondo dell’arte difficilmente non ha mai visto una bottiglia di Ruinart: la maison di champagne più antica del mondo ha sviluppato negli anni un rapporto strettissimo con l’arte contemporanea, sponsorizzandola anche attraverso produzioni proprie. E quest’anno non fa eccezione: in occasione della 29esima edizione di Miart, Ruinart presenta nell’area VIP le opere dell’artista franco-svizzero Julian Charrière (Morges, 1987; vive a Berlino), invitato a partecipare al programma Conversation with Nature.

I carotaggi di Julian Charrière a Miart

L’accesso all’area VIP è stato quindi ripensato per ospitare i lavori di Charrière, dando risalto alla sua pratica multidisciplinare. A pavimento due opere già presentate a Venezia e a Lugano nel 2019: massi erratici poggiati sui loro stessi carotaggi, ibridati con aggiunte in metalli protagonisti dell’estrazione contemporanea, litio in primis. Sono rocce glaciali dall’aspetto gravoso e leggero al tempo stesso, eterne e fragili proprio a causa dei carotaggi che le hanno perforate.

Julian Charriere Veils Xestospongia Muta 2025 Copyright The Artist VG Bild Kunst Bonn Germany
Julian Charriere Veils Xestospongia Muta 2025 Copyright The Artist VG Bild Kunst Bonn Germany

Le opere di Julian Charrière in collaborazione con Ruinart

Ma le vere protagoniste sono le fotolitografie alle pareti, esito effettivo della collaborazione con Ruinart, realizzate a partire da fotografie della barriera corallina, riprodotte mediante diverse matrici di pigmenti naturali ricavati dai coralli e dal gesso. Si incontrano così di nuovo gli oceani e le creyeres, le cave di gesso dove Ruinart affina lo champagne, che milioni di anni fa erano sommerse da acque preistoriche e oggi conservano fossili di creature marine primordiali. Fossili, oltretutto, utili anche alla lettura estetica delle opere: lontane dalla carica cromatica che ci si aspetta dalle barriere coralline, le fotolitografie di Charrière si muovono su tonalità tenui e spettrali, a sottolineare la drammaticità dello sbiancamento dei coralli dovuto al cambiamento climatico e all’inquinamento.

Julian Charriere Veils Gorgonia Flabellum 2025 Copyright The Artist VG Bild Kunst Bonn Germany
Julian Charriere Veils Gorgonia Flabellum 2025 Copyright The Artist VG Bild Kunst Bonn Germany

Ruinart e climate change

Un tema, quello dell’innalzamento delle temperature, estremamente caro a Ruinart, poiché direttamente impattante sulla maturazione delle uve e, di conseguenza, sulla produzione dello champagne. La crisi climatica obbliga infatti la maison ad adottare strategie per preservare la qualità del vino: appare dunque chiara la scelta di dedicare il suo programma artistico a pratiche che affrontano queste tematiche in modo critico e innovativo. Ricordiamo, a tal proposito, le collaborazioni di Ruinart con artisti del calibro di Tomás Saraceno ed Eva Jospin. Dopo la tappa di Miart, le opere di Charrière viaggeranno in tutto il mondo, seguendo il calendario fieristico; a Reims invece, sede della maison Ruinart, l’artista espone una grande installazione in una delle camere sotterranee.

Alberto Villa

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Alberto Villa

Alberto Villa

Nato in provincia di Milano sul finire del 2000, è critico e curatore indipendente. Si laurea in Economia e Management per l'Arte all'Università Bocconi con una tesi sulle produzioni in vetro di Josef Albers e attualmente frequenta il corso di…

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