A Roma un’opera dell’artista Eugenio Tibaldi al carcere di Rebibbia per il Giubileo dei detenuti 

Continua la mission di Fondazione Severino e Pastificio Cerere di portare l'arte contemporanea nelle carceri, coinvolgendo i detenuti nei processi di realizzazione di opere d'arte. A dicembre sarà la volta dell'artista piemontese 

Era il 2022 quando la Fondazione Pastificio Cerere e la Fondazione Severino di Roma iniziarono a portare progetti d’arte contemporanea all’interno del carcere di Rebibbia con l’obiettivo di coinvolgere i detenuti e offrire loro un riscatto sociale attraverso la creatività. Dopo Kleksografie e disegni ambigui di Fabrizio Sartori (Roma, 1980), realizzato tra febbraio e marzo 2024 e curato da Giuliana Benass, in occasione del Giubileo dei Detenuti le fondazioni romane hanno presentato il progetto site specific e permanente dell’artista Eugenio Tibaldi (Alba, 1977), che animerà la Casa Circondariale Femminile di Rebibbia, a cura di Marcello Smarrelli. 

Eugenio Tibaldi per il carcere di Rebibbia di Roma

L’inaugurazione dell’opera è prevista per dicembre 2025, in concomitanza degli eventi previsti per il Giubileo dei Detenuti, e il processo di realizzazione comprenderà dei laboratori dedicati alle detenute, finalizzati alla condivisione di esperienze ed emozioni che prenderanno forma attraverso il disegno. 

Eugenio Tibaldi, Marcello Smarrelli. Ritratti Foto di Lorenzo Morandi
Eugenio Tibaldi, Marcello Smarrelli. Ritratti Foto di Lorenzo Morandi

L’opera di Eugenio Tibaldi per il carcere di Rebibbia a Roma: tra impegno e sensibilità

Attratto dalle dinamiche e dalle esteticheche germogliano nelle aree di confine, come testimoniano i tanti progetti realizzati in diverse parti del mondo, Eugenio Tibaldi si cala con impegno e sensibilità nei contesti a lui affidati, progettando opere capaci di interpretare profondamente la realtà, immaginando alternative future partendo da ciò che la società considera come difetti o anomalie”, così parla Marcello Smarrelli, curatore del progetto site specific che animerà la Casa Circondariale Femminile di Rebibbia. “Per queste caratteristiche, la sua ricerca è sembrata congeniale alla realizzazione di un’opera d’arte in grado di cambiare, fosse anche per un solo istante, la prospettiva e lo sguardo delle detenute di Rebibbia“.

L’arte contemporanea come strumento di rinascita e riscatto

L’arte genera trasformazione e attraverso questo progetto le donne detenute di Rebibbia avranno l’opportunità di prendere parte alla realizzazione di un’opera d’arte che rafforzerà la loro autostima, stimolandone la creatività e aiutandole a far emergere un loro talento inespresso”, spiega Paola Severino, presidente della Fondazione Severino. “Vogliamo che l’opera immaginata da Eugenio Tibaldi con la Fondazione Severino, la Fondazione Pastificio Cerere e Intesa Sanpaolo, evochi una speranza di rinascita, contribuisca al riscatto e alla libertà interiore, tutti elementi che dovrebbero accompagnare il percorso che fa in carcere ogni individuo sottoposto a detenzione e che si sposano indissolubilmente con i valori che caratterizzano il Giubileo del 2025”.

Valentina Muzi 

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Valentina Muzi

Valentina Muzi

Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla…

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