Minimalismo e biologia nella mostra di Beth Letain a Milano
Le nuove opere di Letain in mostra da Peres Projects parlano la lingua della scienza. Mettendo in standby l’uso del bianco
A metà tra minimalismo e scienza, Beth Letain (Canada, 1976) inaugura un nuovo capitolo della sua ricerca espressiva. Bring the Ground to You è il titolo della terza mostra realizzata con la galleria Peres Projects, la prima nella loro nuova sede milanese. Prendendo le distanze dalla produzione precedente, queste opere inedite si accendono di colori densi e vivaci, che sfidano i confini della tela.
L’ARTE DI BETH LETAIN
Prima di dedicarsi alla pittura, Letain è stata (ed è tutt’ora) biologa. E la biologia continua ad avere un posto nello spazio creativo della sua mente. Le opere, di stampo minimalista, si compongono di reticoli e scomparti che hanno molto da condividere con il mondo cellulare.
I processi biologici come la mitosi (la duplicazione delle cellule) sono una costante ispirazione. Linee e segmenti sezionano la tela, in un lontano parallelo con le zip di Barnett Newman. Lontano perché il pennello di Letain non segue il righello. I suoi gesti spontanei rivelano la vulnerabilità dell’atto creativo, non scevro di imperfezioni.
LA MOSTRA DI BETH LETAIN DA PERES A MILANO
Undici opere, tutte di recente realizzazione, pensate apposta per il palazzo di Piazza Belgioioso. Le pareti e gli stucchi bianco latte delle sale creano la cornice ideale per i colori delle tele: vividi e puri fino all’estremo. In essi non sembra esserci alcuna traccia di bianco. E, in effetti, è proprio così: i colori sono stati preparati dall’artista mescolando pigmenti e leganti. In questo modo, l’assenza di bianco è assicurata (a differenza dei colori industriali, che ne presentano sempre una minima traccia).
Se si confronta questa irremovibile assenza con la produzione precedente di Letain, si rimane stupiti, in quanto il bianco della preparazione in gesso della tela è sempre stato evidente. Qui, invece, lo strato saturo e denso di pittura lo copre completamente. Ciò conferma il nuovo spazio psichico della sua ricerca creativa: “Sto camminando attraverso la mia valle misteriosa”, dice.
Emma Sedini
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