Patrizio di Massimo: artista e regista di emozioni in mostra a Milano

Alla galleria Gió Marconi, uno degli artisti più originali della scena contemporanea mette in scena l’intimità di un uomo alla ricerca della propria identità, personale e sociale, attraverso una pittura nitida e, nello stesso tempo, introspettiva

Forse esistono uno, nessuno o centomila Patrizio di Massimo (Jesi, 1983; vive a Londra). L’artista affiora in tutti i suoi soggetti – spesso artisti, curatori o collezionisti – disseminando frammenti di sé per trovare una risposta ai temi più urgenti delle sue opere: l’identità, l’intimità domestica, la mascolinità e più in generale l’introspezione. La pittura ad olio, punto di incontro tra l’artista e il mondo, diventa qui una pratica medicativa, uno strumento quotidiano, analitico e spirituale per compiere un’indagine sull’esistenza umana. Il risultato è un atlante emotivo e sociale, che risponde alla necessità dell’artista marchigiano di rimanere presente a sé stesso, nello scorrere della vita.  

L’intimità di Patrizio di Massimo tra realtà e performance

Nella prima personale negli spazi della galleria Gió MarconiAmici, Nemici, Letti e Mariti (Friends, Foes, Beds and Beaus), i suoi quadri viventi, frutto di un anno di lavoro, raggiungono l’apice di un percorso di sperimentazione personale e artistico. Nelle sue pennellate invisibili pulsano stati emotivi, trasfigurati secondo un linguaggio che fonde pitturadigitale e performance. Il suo processo creativo inizia infatti con lunghi shooting fotografici nei quali coordina meticolosamente i suoi soggetti. Prima di dipingere, modifica la foto digitalmente: non cerca un attimo privilegiato, lo costruisce. Decide di non dipingere dal vero in un contesto storico dove la cultura visuale, grazie all’intelligenza artificiale, è infinitamente malleabile, lontana dal concetto di verità. Ed è così che smonta le emozioni e le ricostruisce in elaborate istantanee di quotidianità, con richiami ora all’iconografia classica, ora a quella contemporanea. 

“Amici, Nemici, Letti e Mariti (Friends, Foes, Beds and Beaus)” alla Galleria Gió Marconi di Milano

Una mostra iperbolica, scandita da volti grotteschi e corpi in tensione che si scambiano il posto di continuo, si aggrovigliano, subiscono metamorfosi, fino a sparire. Alla fine, sarà possibile riconoscere tracce di umanità solo tra le pieghe delle lenzuola. 

Il percorso riprende il format già sperimentato nella Pinacoteca di Jesi nel 2023, dove ogni ambiente esplora un tema specifico. La rabbia richiede tele monumentali, perciò nella Stanza dei Litigi, di Massimo alterna ritratti che sembrano emettere grida senza eco, con emozioni che straripano dalla tela. In queste opere è possibile cogliere numerosi riferimenti alla città di Milano, culla della sua formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. L’indagine sull’identità e la mascolinità trova espressione nella Stanza degli Uomini, dove l’artista sovverte i paradigmi emotivi imposti da una società ancora permeata da stereotipi patriarcali, mettendo in scena relazioni affettive maschili. Si procede con la Stanza della Famiglia, una finestra aperta sulla sua intimità domestica. Dove il panneggio acquista un volume gradualmente maggiore all’interno del dipinto, costringendo i corpi a spostarsi, fino a lasciare spazio solo agli stati emotivi. 

Patrizio di Massimo, Amici, Nemici, Letti e Mariti : Friends, Foes, Beds and Beaus, Installation view at Gió Marconi, Milano, 2025 Courtesy of the artist and Gió Marconi, Milan. Photo Fabio Mantegna
Patrizio di Massimo, Amici, Nemici, Letti e Mariti : Friends, Foes, Beds and Beaus, Installation view at Gió Marconi, Milano, 2025 Courtesy of the artist and Gió Marconi, Milan. Photo Fabio Mantegna

Il passaggio all’astrazione in Patrizio di Massimo

La Stanza dei Letti Vuoti si presenta come un fregio panoramico, un ambiente di contemplazione scandito da sei dipinti monocromi. Ogni tela è dominata da un letto con tre cuscini – uno più piccolo degli altri – disposti in configurazioni sempre diverse, componendo un ritratto di famiglia privo di figure umane, dove l’assenza diventa presenza simbolica.
Questi dipinti si ispirano ai sette chakra, ciascuno associato a un colore, ma il settimo, il magenta, è assente. A sinistra delle tele, l’ultimo dei tre autoritratti dell’artista, Amuleto (Coccinella Magenta) 2024, di dimensioni ridotte, lo raffigura con una coccinella magenta sulla fronte, simbolo della connessione con il chakra della corona. Questo elemento chiude simbolicamente la mostra, segnando per l’artista un passaggio verso una consapevolezza più profonda e l’apertura di un nuovo capitolo, l’astrazione.

Noemi Palmieri

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