A Roma Sara Basta elabora in una mostra i concetti di amicizia e perdita 

Per elaborare un lutto bisogna “Darsi Tempo”. Così Sara Basta introduce la sua personale a Iuno, spazio creativo, vivace ma, al contempo, raccolto e domestico, tanto da indurre l’artista a lasciarsi andare ad una riflessione intima e delicata

Parole. Pensieri. Poesie. Una corrispondenza epistolare con Virginia Woolf, immaginata proprio sulla base di quella realmente intrattenuta dalla scrittrice con Vita Sackville-West, sua amica e amante. Ed è una lettera in particolare a colpire la fantasia di Sara Basta (Roma, 1979) tanto da farne il punto di partenza per costruire Tesoro Carissimo, la sua personale a Iuno, spazio artistico indipendente e centro di ricerca, fondato a Roma nel 2021 da Ilaria Gianni e Cecilia Canziani. 

Sara Basta a Roma fa dell’arte uno strumento di elaborazione psicologica

Sara Basta che, da sempre, fa dell’arte una cassa di risonanza del suo vissuto, in mostra sviluppa la narrazione attorno all’idea di amicizia ma anche di perdita, per metabolizzare, attraverso il procedimento artistico, la scomparsa di una sua carissima amica. Così, l’artista fa proprie le parole con cui la Woolf reagisce ed elabora la morte di Vita Sackville-West, il suo affetto più grande, scrivendole a sua volta. Due lettere immaginarie, stilate nel 2024 in un registro del tutto autobiografico, pubblicate nel piccolo catalogo realizzato a corredo della mostra, da cui si dipana il percorso. Le opere esposte, per la maggior parte realizzate subito dopo le lettere, nella loro intimità e silenzio, riflettono il senso di vuoto e rabbia generati dalla dolorosa perdita e, oltre ad evocare i temi dell’abitare, della lentezza, cari a Iuno, spazio con cui Sara Basta è in dialogo da sempre, costituiscono la rappresentazione visiva di alcune parole chiave del personale vocabolario dell’artista. 

In mostra il vocabolario personale di Sara Basta

Il budino, la noce, la frutta marcescente sono tutti elementi che Sara Basta trae direttamente dalle sue lettere. Ed anche i due lavori realizzati nel 2023: Raccogliere l’acqua, ciotola e mano, rientrano nello stesso discorso, per il loro riprendere l’idea di cura e di voler reagire al lutto cercando di trattenere qualcosa; in questo caso l’acqua, materia che è fonte di vita, ma di per sé sfuggente per il suo inarrestabile fluire, proprio come sono talvolta gli affetti. Come osservato da Giulia Gaibisso: “Tutte le opere, nella loro immediatezza e linearità sembrano istituire un’analogia con gli alfabeti illustrati, come si trattasse di lemmi volti a fondare una prima grammatica dei sentimenti. […] Fondamenti di un linguaggio che l’artista elabora, dando forma e senso alla perdita”.

Sara Basta, Darsi tempo, 2024, ricamo su tessuto, courtesy IUNO e l’artista
Sara Basta, Darsi tempo, 2024, ricamo su tessuto, courtesy IUNO e l’artista

Sara Basta e Mariana Ferratto per una riflessione corale sull’amicizia

I temi citati ritornano, declinati diversamente, nell’installazione audiovideo La materia dell’amicizia, realizzata a quattro mani con Mariana Ferratto (Roma, 1979); opera che completa il percorso espositivo con una riflessione corale sull’amicizia. Se, infatti nel video le attrici coinvolte sono per l’appunto le due artiste, nell’audio il panorama si allarga per abbracciarne anche le amiche, che rispondono secondo le proprie personalissime velleità a delle domande sull’amicizia formulate dalle artiste. 
Nel video, l’inquadratura è stretta ed essenziale, sulle mani delle due protagoniste che, in questo caso, più che due performer sono semplicemente Sara e Mariana: due amiche che intrecciano un filo rosso, metafora del legame che le unisce e del fatto che ogni rapporto richiede pazienza, attenzione, costanza e cura, come quella necessaria per compiere il semplice gesto di intrecciare un filo. Un movimento che nel suo ripetersi coinvolgere lo spettatore, acquistando nella cadenza ritmica un valore quasi ipnotico. In compenso, l’audio ha un tono vivace e oscillante, che varia a seconda delle persone coinvolte. Il lavoro in questo caso assume un carattere antropologico e sociale in linea con le domande. 
Anche con quest’opera conclusiva, per quanto apparentemente diversa dalle precedenti, la Basta elabora dei contenuti psicologici, dal momento che: “se riscrivere una storia corrisponde a un atto di resistenza o riappropriazione di un destino individuale e collettivo; abitare nuove esistenze, come nel caso dell’audio, permette non solo di immaginare scenari o futuri alternativi, ma anche di rovesciare la prospettiva per descrivere il passato tramite altri occhi e altre parole”.

Ludovica Palmieri

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Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

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