L’arte contemporanea cura le ferite della città. La mostra in Triennale a Milano

La mostra a cura di Spazio Taverna è il secondo episodio di un progetto avviato a Roma nel 2023. Dieci artisti contemporanei rileggono altrettanti eventi tragici nella storia di Milano che dalla metà dell’Ottocento porta ai nostri giorni. Per non dimenticare

L’esecuzione di Amatore Sciesa durante le repressioni austriache, il 2 agosto del 1851, e i Moti di Milano del 1898; poi la strage del Teatro Diana, scavallato il Novecento, e l’attentato di Piazza Giulio Cesare il 12 aprile del 1928, fino ad arrivare alla strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969) e all’omicidio del commissario Luigi Calabresi (17 maggio 1972), alla morte di Walter Tobagi (28 maggio 1980) e agli scandali di Tangentopoli (17 febbraio 1992) o alla bomba di Via Palestro (27 luglio 1993), per chiudere il ciclo con il tragico incidente aereo di Linate (8 ottobre 2001). Dieci eventi sanguinosi nella storia moderna di Milano, nell’arco temporale che dalla metà dell’Ottocento conduce ai nostri giorni. Dieci ferite da ricucire, come recita il titolo della mostra pronta a inaugurare in Triennale, che sono diventate memoria, nell’inconscio collettivo, dei momenti in cui la città ha tradito sé stessa.

L’arte contemporanea come cura per le ferite della città

Su questo tema si articola il progetto ideato da Spazio Taverna, realtà curatoriale indipendente istituita da Marco Bassan e Ludovico Pratesi, che a Roma esordiva due anni fa con la mostra (Le ferite di Roma) ospitata presso la Galleria Mattia De Luca e ora arriva a Milano, riproponendo lo stesso format, però coinvolgendo artisti diversi (dieci interpreti dell’arte contemporanea italiana di diverse generazioni, com’era già stato per l’episodio capitolino). All’origine della riflessione sui traumi collettivi c’è uno spunto di Daniel Libeskind –“Il trauma non è qualcosa che puoi curare, perché sarà sempre lì” – ma soprattutto la volontà di andare oltre, attraverso l’arte. Agli artisti, infatti, si è chiesto di curare queste ferite realizzando un’immagine simbolica: un disegno su carta che potesse rappresentare una progressiva integrazione collettiva del trauma provocato dalle ferite legate alla storia della città di Milano. Scongiurando, così, l’abitudine a rimuovere certi avvenimenti cruenti e drammatici sotterrando con pigra indulgenza il passato.

“Le ferite di Milano”. La mostra in Triennale

Hanno risposto alla chiamata Camilla Alberti, Francesco Arena, Stefano Arienti, Ruth Beraha, Valentina Furian, Marcello Maloberti (in collaborazione con Fortunato Zinni, superstite della strage del ’69), Liliana Moro, Diego Perrone, Paola Pivi, Luca Vitone, e il risultato si apprezza lungo il percorso della mostra Le ferite di Milano. Come l’arte può ricucire la storia, in programma dal 28 febbraio al 30 marzo 2025.
Ogni artista, come già visto a Roma, ha avuto in dote un foglio di carta Amatruda 72×52 cm, con l’input di realizzare un disegno che fosse rappresentativo di un momento e di un luogo precisi nella storia di Milano.

Ruth Beraha, La Nebbia, 2025, Foglio carta Amatruda piegato, grafite su intonaco. Photo Gianluca Di Ioia
Ruth Beraha, La Nebbia, 2025, Foglio carta Amatruda piegato, grafite su intonaco. Photo Gianluca Di Ioia

Le opere in mostra per “Le ferite di Milano”

Così, Luca Vitone rilegge una delle più gravi rivolte popolari dell’Italia post-unitaria – i Moti che dal 6 al 9 maggio 1898 squassarono Milano, culminando in una repressione feroce da parte delle truppe di Bava Beccaris – attraverso garza e colla (Un’ennesima ferita). Mentre Stefano Arienti prende in prestito la copertina di un libro di Carlo Giacchin per raccontare l’attentato al re d’Italia Vittorio Emanuele III il 12 aprile 1928 in piazza Giulio Cesare. E Marcello Maloberti riprende la serie delle MARTELLATE, scritte a pastello a olio nero sul foglio bianco, per ricalcare la grafia di Fortunato Zinni, superstite della strage di Piazza Fontana del ’69, coinvolto in un lavoro a quattro mani con l’artista. E ancora, Paola Pivi produce un’opera potente (Senza titolo) contro la mafia per non dimenticare la strage di Via Palestro; mentre La nebbia è la rappresentazione simbolica dell’incidente aereo di Linate del 2001 che Ruth Beraha mette su carta immaginando uno stormo di uccellini che si condensa intorno a un aeroplanino incapace di volare.

Livia Montagnoli

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