Spazi indipendenti a Milano. A Chinatown la mostra dell’artista Diego Gualandris
Lisergico ed evangelico, il Sole dell'artista bergamasco occupa in decine di varianti il centro di ricerca e showroom a Chinatown. Inaugurando il secondo appuntamento del ciclo di mostre riflessive “the time it takes”

In un’epoca spesso sacrificata all’altare della velocità e dell’efficienza, non resta che rallentare, osservare e discutere: con questo spirito l’agenzia di comunicazione milanese Studio Pesca ha avviato nel 2025 the time it takes, serie di mostre incentrate sulla riflessione di artiste e artisti in risposta alle sollecitazioni della società contemporanea. Casa di questo programma è Spazio Pesca, coloratissimo e quieto angolo d’espressione nel fermento di Chinatown, in Via Sarpi 56.





La mostra di Diego Gualandris da Spazio Pesca
Il ciclo di mostre – curato da Arianna Pavoncello, manager dello Studio di Restauro e Conservazione Merlini-Storti, e Carolina Latour, storica dell’arte e curatrice indipendente – prevede il coinvolgimento di tre artisti nel corso dell’anno. Dopo la personale di Federika Fumarola Recupero di un tempo di osservazione perduto, è il turno (fino a metà giugno) di Diego Gualandris (Albino, Bergamo, 1993) con la personale Canzoni per animali d’appartamento: “Quasi tutti i titoli delle opere in mostra sono nomi di animali famosi, soprattutto cani – come Atticus Finch, che è il protagonista de “Il buio oltre la siepe” ma anche il cane di Jake Gyllenhaal -: sono loro gli “animali da appartamento”, come lo siamo anche noi”, spiega Gualandris. Il percorso raccoglie tutti i suoi olii incentrati, con un tono ora epico ora lisergico, sulla figura del Sole, che l’artista vede come “un animale. È inevitabile se pensiamo che ora si trova a metà della sua “vita”, cioè a circa 5 miliardi di anni su 10 complessivi, al termine dei quali morirà”.





Il Sole di Diego Gualandris da Spazio Pesca
Questo Sole, protagonista della serie che l’artista dichiara essere ongoing, è immaginato prima di tutto “da adolescente, mentre continua a cambiare sé e il paesaggio. Oggi, invece, è come un impiegato”, spiega Gualandris, che ha dedicato alla fase “responsabile” della stella un ciclo pittorico inedito che punteggia le sale verde mela dello Spazio Pesca, tra grandi tele e piccole icone di legno. Realizzate, queste ultime, a partire da un materiale di recupero “di famiglia”: delle tavolette di legno usate dal nonno come supporti per dipingere immagini sacre e finanziare la chiesa della nativa Albino.
Il Vangelo e Dune nei Soli di Diego Gualandris
Diverse le suggestioni di questi Soli, ripetuti ossessivamente nelle diverse stanze: esplicito è il riferimento al grande sole rosso che sorge sul deserto, immerso in un cielo ancora blu, della copertina del volume che unisce Vangelo e Atti degli Apostoli distribuito al catechismo già dagli Anni Settanta. A questo si sommano altri rimandi fantastici e fantascientifici, da Fantasia ai deserti immensi di Dune e Star Wars, ma anche alla cultura della sorveglianza: “Ogni Sole è un occhio aperto sulla vita delle persone che lavorano in questi spazi: non si accedono né si spengono, sono sempre attivi e guardano ogni cosa”. Nonostante l’atmosfera quasi casalinga, Spazio Pesca è dopotutto uno spazio di lavoro per il collettivo nato nel 2020 dalla visione di Benedetta Gambino, che riunisce professionisti di più discipline tra art direction, graphic design, branding, produzione eventi e contenuti. E che ora punta a porsi come interlocutore piccolo, ma prezioso, soprattutto tra i giovani artisti e creativi.
Giulia Giaume
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