E Marinetti? Un’altra carenza della famigerata mostra sul Futurismo. Parola al nipote dell’artista  

Una mostra sul Futurismo non può prescindere dal suo fondatore. Leonardo Clerici nipote, ma soprattutto erede spirituale di Filippo Tommaso Marinetti, spiega perché la mostra di Roma è un’occasione persa per rileggerne l’opera

La mostra Il Tempo del Futurismo, prorogata nonostante le polemiche, continua a far parlare di sé e stavolta a intervenire è Leonardo Clerici, nipote di Filippo Tommaso Marinetti che, in qualità di filologo ed esegeta, studia l’opera del famoso artista da oltre cinquant’anni, attestandosi come il massimo esperto della stessa. “Un linguaggio e una poetica estremamente complessi che”, spiega “per essere pienamente compresi richiedono un lavoro di studio attento e approfondito, pronto ad andare oltre le categorie e le metodologie solitamente usate.  Marinetti” continua “fu un artista unico, autore di un linguaggio nuovo che, in quanto tale, richiede nuovi strumenti di lettura”
Per trasmettere al meglio questi contenuti Clerici, come riportato nell’intervista sul Fatto Quotidiano, si era detto disposto a collaborare, ricevendo come risposta un immotivato e netto rifiuto. Con il risultato che, a livello scientifico, la mostra si è rivelata meno efficace di quello che avrebbe potuto essere, come dimostrato anche da tutte le contestazioni e le problematiche sorte a riguardo.
In attesa della visita alla mostra che, come dichiarato avverrà soltanto l’ultimo giorno, abbiamo incontrato Leonardo Clerici per fare ulteriore chiarezza sull’argomento.

Il tempo del Futurismo 1909 -1924, Installation View, Ph LP
Il tempo del Futurismo 1909 -1924, Installation View, Ph LP

Intervista a Leonardo Clerici, nipote ed erede spirituale di FT Marinetti

Qual è il contributo più importante di Marinetti al futurismo?
Marinetti ha compiuto una vera e propria rivoluzione del linguaggio, che va ben oltre il futurismo entrando nel campo della semantica. Nel corso di questi anni ho cercato di divulgare questo concetto, essenziale anche alla comprensione dell’Avanguardia Futurista, attraverso mostre ed eventi che effettivamente hanno fatto storia, come la mostra a Roma nel 1991: Musa Metallica di FT Marinetti, nell’ambito del Roma Festival ‘91: Intorno al futurismo; o il volume L’Oracolo dell’Avanguardia, pubblicato nel 1994, in 400 esemplari, da Skriptura, Istituto fondato da me nel 1976.  

Perché ritiene che Marinetti non sia di comprensione immediata?
Marinetti è un autore difficile che, in assenza degli strumenti di comprensione giusti, sfugge. Lo dimostra il vasto numero di autori e poeti cha hanno tentato invano di recuperarne il linguaggio, caratterizzato da un nucleo simbolico molto particolare, quello della crisi del verbo, come diceva Mallarmé. 

Quindi per questo avrebbe voluto dare il suo contributo scientifico alla mostra? 
Esatto per supportarla con il mio apparato di materiali e conoscenze.

Come si spiega la chiusura e il rifiuto da parte dell’organizzazione? 
Al di là dell’incapacità dimostrata, a questo punto penso che il fine sia stato proprio quello di oscurare Marinetti e presentare il Futurismo come un fenomeno da baraccone. Mentre io, pur non occupandomi di Futurismo, perché io mi occupo di FT Marinetti, avevo offerto tutto il materiale espositivo per creare una sala volta a far chiarezza e a porre nella giusta luce un autore fondante per tutta l’Avanguardia. 

Come avrebbe immaginato la sala dedicata a Filippo Tommaso Marinetti?
Sulla scia di quella realizzata (peraltro con diverse carenze) nella mostra Futurismo & Futurismi, organizzata a Palazzo Grassi e promossa da Gianni Agnelli nel 1986, a cura di Pontus Hulten; nell’ambito della quale fu pubblicato un importante testo. 

Cosa legava Gianni Agnelli a Marinetti?
Agnelli era grato a Marinetti, non solo come artista ma come patriota italiano, uomo di libertà. Ragion per cui oggi, in quella che si può definire un’epoca post-regime, è incompreso. 

Da dove consiglia di partire per comprendere davvero Marinetti? 
Senza dubbio dall’Oracolo dell’Avanguardia del 1994. Volume che, con le sue 57 tavole in cui è presentata una selezione ragionata di documenti originali, annotazioni, appunti, testimonia a pieno lo spirito agnostico, iniziatico e aristocratico dell’avanguardia. Marinetti era nato in Egitto, Paese musulmano, in cui il principio del linguaggio è fondamentale, perché il Dio parla attraverso il linguaggio, non attraverso la storia, secondo un’impostazione totalmente opposta al nostro sistema di pensiero, kantiano, egheliano, storicista. Al contrario, storicamente la critica si è avvalsa di semplificazioni e banalizzazioni per appiattire ciò che non era riuscita a comprendere. Con la solo eccezione di Pier Paolo Pasolini, l’unico in grado di capire autenticamente il messaggio di Marinetti, anche con la provocazione dell’abolizione di musei e biblioteche e di ereditarne e trasmetterne l’anelito alla libertà. 

Come ha messo in evidenza nei suoi lavori, quando Marinetti parla di “motore” non lo intende solo in termini fisici ma allude ad un’allegoria del linguaggio, ci può dire di più? 
Certo, anche se per farlo capire chiaramente avrei dovuto esporre le tavole che compongono L’Oracolo dell’Avanguardia. Ciascuna delle quali costituisce un collage esplicativo della sua poetica e può essere consultata singolarmente, grazie alla pratica rilegatura magnetica, ideata da me in collaborazione con dei bibliofili di Bruxelles. Per Marinetti, che fu davvero un oracolo, parole, sintassi, filologia sono intuizioni; l’arte stessa non può prescindere dal linguaggio, un’entità viva, che risponde pur rimanendo sempre lirico. E dato che l’intuizione lirica per natura non è sistematica ma divina, lui non creò mai un sistema compiuto. Il divino è molto presente in Marinetti. 

In che termini? Che rapporto aveva Marinetti con il divino? 
Lui parla di divinazione della materia; dal momento che la materia, intesa come intuizione dell’istante, del fenomeno è sempre giovane, eterna, creata continuamente; come riportato anche nel Corano, oltre che nei grandi testi della filosofia occidentale, da Platone ad Aristotele. E, in questo processo di ricreazione perenne il linguaggio è protagonista. Per questo i libri di Marinetti non sono adeguatamente compresi. 

Capisco, quindi per tornare alla mostra, lei dice che c’è stato proprio una volontà di oscurare queste idee? 
Certo, lo dimostra anche l’assenza di documenti o fotografie su Marinetti. Come a voler ignorare che il futurismo esiste grazie a Marinetti; senza il quale anche gli altri artisti avrebbero avuto esisti diversi. Marinetti è il demiurgo, il retore che aveva intuito l’autonomia del linguaggio e che è indipendente dalle scoperte, dalle invenzioni, quindi, più che moderno è immediato, intuitivo. È adesso. 

Scopri di più

Ludovica Palmieri 

Libri consigliati:

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

Scopri di più