A Milano il collettivo di artisti T.NUA apre uno spazio espositivo e lancia il suo magazine
Nasce con l’obiettivo di promuovere progetti collaborativi e residenze in Italia e all’estero, dal Ghana al Nepal, la piattaforma autofinanziata e gestita da artisti T.NUA che dopo due anni di attività sceglie di inaugurare uno spazio espositivo a Milano durante l’Art Week

Sono gli artisti Tao Kulczycki e il duo Ornaghi & Prestinari che, in dialogo con la curatrice Lindsay Aveilhé, hanno fondato T.NUA, una piattaforma autofinanziata nata con l’obiettivo di promuovere reti e scambi tramite progetti collaborativi e residenze, in Italia come all’estero. Lo stesso nome, infatti, richiama il concetto di “continuità”, riflettendo l’intento di creare legami duraturi tra culture e tradizioni differenti. Così, dopo due anni di attività, il collettivo si presenta al pubblico lanciando l’omonimo magazine e inaugurando un nuovo spazio espositivo in Via Carlo Boncompagni 44 a Milano, nello stesso cortile della galleria ZERO… per intenderci, con la mostra A T.NUA Exhibition (5 aprile – 3 maggio 2025 con preview il 4) che vede la partecipazione di Delcy Morelos, Namsal Siedlecki, Oli Bonzanigo e Francesco Fossati, oltre ai fondatori Tao Kulczycki e Ornaghi & Prestinari. Per l’occasione abbiamo intervistato il collettivo, che ci ha raccontato il progetto e le prime collaborazioni, dal Museo Carlo Zauli di Faenza al Savannah Centre for Contemporary Art in Ghana, spiegando anche il concetto di “scultura sociale”, al centro della visione di T.NUA.

































L’intervista al collettivo T.NUA
Come nasce il collettivo di T.NUA e da dove viene la scelta del nome?
T.NUA nasce da un’idea dell’artista Tao Kulczycki, che è stata successivamente sviluppata e concretizzata grazie all’incontro con il duo Ornaghi & Prestinari (Valentina e Claudio – OP). Fin dalle prime fasi del progetto, c’è stato anche un confronto con la curatrice indipendente, scrittrice ed editor Lindsay Aveilhé. Possiamo definire T.NUA come una piattaforma autofinanziata e gestita da artisti che opera come una rete in evoluzione di scambi creativi, dove arte, comunità e discipline diverse si intrecciano. Il nome T.NUA rimanda infatti al concetto di “continuità” in quanto riflette la visione di un processo artistico e sociale che si sviluppa senza interruzioni, creando legami duraturi tra artisti, comunità e culture. Inoltre evoca una connessione tra tradizione e innovazione, tra passato e futuro, unendo le esperienze artistiche locali e globali in un dialogo continuo. “T.NUA” si inserisce anche in un’idea di rete che si sviluppa attraverso progetti condivisi, che pongono l’accento sull’interconnessione e sulla crescita reciproca.

In che modo si declina la vostra attività?
T.NUA intesse partnership internazionali, residenze, tavole rotonde, mostre e pubblicazioni, formando un ecosistema coeso di esperienze e idee condivise. I due programmi principali sono: il T.NUA Collaboration Program, in cui si sviluppano progetti ibridi che coniugano pratiche artistiche socialmente impegnate con ricerche interdisciplinari, e il T.NUA Craftsmanship Program, caratterizzato da residenze artistiche “su misura” dedicate alla valorizzazione dell’artigianato tradizionale attraverso il dialogo tra artisti contemporanei e antiche conoscenze artigianali. Negli ultimi due anni, T.NUA ha coltivato progetti collaborativi e residenze che esplorano temi socio-culturali e ambientali. Nel suo primo anno, T.NUA ha collaborato con il Museo Carlo Zauli di Faenza, Italia, per istituire un programma di residenza incentrato sulla ceramica italiana, invitando l’artista colombiana Delcy Morelos e l’artista italiano Namsal Siedlecki a partecipare. Inoltre, T.NUA ha collaborato con il Savannah Centre for Contemporary Art (SCCA Tamale) in Ghana, fondato dall’artista Ibrahim Mahama, per creare un bando annuale di Ricerca e Sviluppo in Agricoltura a sostegno di ricercatori locali, professori e dottorandi. Queste partnership riflettono l’impegno di T.NUA nel promuovere il dialogo interculturale e nell’esplorare il ruolo dell’artista, del suo lavoro e dell’infrastruttura artistica in un contesto più ampio, in relazione al panorama globale.

Il progetto editoriale di T.NUA
Oltre alla prima mostra del collettivo, il 4 aprile è stato presentato anche il primo numero di T.NUA Magazine. In cosa consiste il progetto editoriale? E come accompagnerà la programmazione espositiva?
T.NUA Magazine funge da voce editoriale di T.NUA, offrendo una piattaforma dedicata al dialogo artistico, alla ricerca e alla pubblicazione sperimentale. Il numero inaugurale offre un’esplorazione approfondita dei progetti, delle partnership e della visione di T.NUA, con contributi di artisti, curatori, scrittori, illustratori, ricercatori e istituzioni culturali che si allineano al tema annuale del collettivo: suolo, terra, interconnessione e rigenerazione. Come rivista in edizione limitata (350 copie), autoprodotta e indipendente con una versione digitale disponibile per tutti sul nostro sito, T.NUA Magazine evolverà ogni anno, adattando il suo formato e contenuto per riflettere sui progetti, le collaborazioni e i temi in corso di T.NUA. Ad esempio, in questo primo numero, un contributo speciale dell’artista Landon Metz – che approfondisce il dialogo su consapevolezza di sé, natura e interconnessione – può essere staccato dal volume e conservato. Inoltre, la copertina del magazine si trasforma in un doppio poster.

Cosa si intende per “scultura sociale”?
T.NUA si ispira al concetto di scultura sociale, un’idea che dissolve i confini tra arte, vita e partecipazione, invitando a viverla e sperimentarla. Non si identifica in un’unica azione o produzione – che si tratti di progetti collaborativi, residenze, tavole rotonde, mostre o pubblicazioni – ma prende forma attraverso queste esperienze e risultati collettivi. È un processo in continua evoluzione, che lascia tracce destinate a perdurare mentre apre la strada a nuove possibilità ancora da esplorare.

I prossimi progetti di T.NUA
Anticipazioni e appuntamenti futuri. Quali saranno le prossime iniziative promosse dal collettivo? Lo spazio di Via Carlo Boncompagni rimarrà come sede permanente anche dopo la conclusione della mostra o ci saranno delle novità?
Il prossimo T.NUA Collaboration Program si terrà in Nepal e sarà dedicato alla creazione di uno spazio itinerante che esplori il tema della coesistenza, valorizzando l’artigianato e la cultura nepalese, l’architettura vernacolare e il coinvolgimento delle comunità locali. Il progetto sarà inoltre parte della Triennale di Kathmandu del 2026. Per quanto riguarda il T.NUA Craftsmanship Program, possiamo anticipare che durante l’anno presenteremo l’opera site-specific che Delcy Morelos sta realizzando nel deposito delle terre del Museo Carlo Zauli. Parallelamente, il regista Filippo Prestinari sta girando un film sul processo creativo dell’opera, che verrà proiettato in diverse sedi. Lo spazio appena inaugurato a Milano continuerà a esistere sia come studio di Tao Kulczycki che come sede milanese per le attività di T.NUA. Ogni anno ospiteremo almeno una mostra che riflette sui temi affrontati attraverso le collaborazioni e le residenze dei nostri due programmi principali. Inoltre, intendiamo attivare lo spazio con proiezioni video, lecture, workshop, presentazioni di libri e altre iniziative. Rimaniamo aperti a nuove idee che potranno nascere lungo il percorso.
Caterina Angelucci
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