Franco Ndiba – La scena artistica di Douala

Prima personale in Italia dell’artista camerunense Franco Ndiba (Douala, 1983), considerato uno dei massimi esponenti della scena artistica contemporanea africana.
Comunicato stampa
Federico Rui Arte Contemporanea è lieto di annunciare la prima personale in Italia dell'artista camerunense Franco Ndiba (Douala, 1983), considerato uno dei massimi esponenti della scena artistica contemporanea africana. Nell'occasione viene proposto un focus sulla scuola di Douala con alcuni lavori di Hako Hankson (1968), Ajarb Bernard Ategwa (1988) e Jean-David Nkot (1989). La mostra curata da Kimiko Bossi inaugura giovedì 13 marzo, dalle ore 18.00 alle ore 21.00 e sarà visitabile fino all'11 aprile 2025.
Franco Ndiba, si confronta costantemente con i luoghi e il contesto in cui vive, osservando attentamente le persone che lo circondano, interpretandone gli stati d'animo attraverso i loro gesti e i loro sguardi. Non è però la pura rappresentazione della realtà il suo interesse, quanto il racconto delle emozioni: “le opere esposte narrano una visione che sembra fuoriuscire da me, per immergersi in un ambiente sensibile, dove lo stato d’animo si fonde e si confronta con il mondo esterno.”
I suoi tocchi rapidi, delimitati da zone di colore, creano delle forme astratte che si incastrano come un puzzle, ricordando alcuni elementi della pittura cubista. Le figure e lo sfondo si mescolano, diventando un unico linguaggio di figurazione astratta. I suoi colori principalmente pastello, che rimandano alla vivacità delle tonalità africane, vengono volutamente associati alla luce e all’ambiente, ed allo stesso tempo sono colori che raccontano i suoi sentimenti. Contrasti che ricordano l'audacia sperimentale di Josef Albers. Come un moderno Henri Rousseau, Franco Ndiba trasporta lo spettatore in un universo di foreste, alberi e fiori momentaneamente distrutti ma che tornano in vita con movimenti fluidi. In questo modo l’artista rende omaggio alla biodiversità delle foreste, degli alberi, delle piante e dei fiori, distrutti dall’uomo o da fenomeni naturali, ponendo così l’attenzione sul cambiamento che il nostro ambiente sta subendo, sia economicamente che geopoliticamente. “L’obiettivo di queste opere è quello di creare uno spazio di serenità e armonia dentro di noi, cercando un equilibrio tra ciò che siamo e ciò che gli altri percepiscono, affrontando così le sfide e le richieste del nostro ambiente”.
In questa narrazione c’è spazio anche per raccontare storie di sensualità, connessione e bellezza che spesso vengono soffocate da una società frenetica. Tra intensità e leggerezza, precisione e spirito libero, profondità sottile e inconfondibile radiosità, Franco lascia che gli elementi artistici in ciascuna delle sue opere danzino tra loro.
Franco Ndiba, nome d'arte di Ngoh Zick Ndiba, è nato nel 1983 a Douala (Camerun). Appassionato sin da piccolo di disegno e colori, nel 2002 mentre lavora in una piccola pescheria in un quartiere della sua città, incontra l'artista Nga Daybor, che lo invita nel suo studio. Per quattro anni Franco Ndiba frequenta l'atelier di Nga Daybor, apprendendo e approfondendo le tecniche della pittura, del disegno e della serigrafia.
Instaura così un rapporto molto intimo con l'arte che gli permette di esprimere tanto la sua gioia quanto la sua rabbia verso la società. I temi con cui si confronta sono le problematiche ambientali e le ingiustizie sociali, esaminando gli elementi che animano la vita e che a volte possono influenzare positivamente o negativamente la nostra quotidianità. Frequenta laboratori con vari artisti riuniti in un’associazione culturale chiamata "Futur'Arts", dove ad oggi ricopre il ruolo di vicepresidente e svolge regolarmente l'attività di formatore e tutor in workshop per bambini e adulti. Nel 2007 è selezionato per partecipare all’evento "Rencar Espana" a Douala (Camerun), organizzato dall'ambasciata spagnola. Sempre nel 2007 inizia la serie dei suoi primi dipinti su legno: Fantasme pour male, L’eclat de la femme, Seduction, e partecipa per la prima volta a una mostra collettiva "Etoile de l’unité", organizzata in occasione delle celebrazioni del 20 maggio, festa nazionale del Camerun. Da questo momento inizia ad esporre a livello internazionale fra l'Inghilterra, la Francia e il Canada.
Fra le sue mostre si ricordano la sua prima personale nel 2021 Style Boys alla Jack Bell Gallery che nel 2022 gli dedica una seconda mostra Kongossa e una terza nel 2023 dal titolo Lieu du Redez-vous. Nel 2021 e nel 2022 è presente con le sue opere alla 1-54 Art Fair Somerset House di Londra e nel 2023 partecipa al Salon du Design Italien, Fiera del Design Italiano presso il Musée National Yaoundé-Cameroun. A Londra espone anche presso la galleria d’arte Larkin Durey specializzata in arte africana. Nel 2024 sette delle sue opere vengono riprodotte in 2.500 copie dalla Lumas Gallery Arts Edition e saranno esposte in tutto il mondo.
Il percorso espositivo prosegue con un focus sulla scuola artistica di Douala, con le opere di Hako Hanson, Ajarb Bernard Ategwa e Jean-David Nkot.
Hako Hankson è nato nel 1968 a Bafang (Camerun), vive e lavora a Douala. Diplomato in meccanica automobilistica, è cresciuto sotto l'influenza artistica e culturale del suo paese: suo padre, uno dei più grandi notabili del Camerun, custode degli oggetti rituali del suo villaggio, era scultore e musicista presso il Palazzo Reale. Cresce circondato da oggetti tradizionali come quelli dei riti di iniziazione: maschere, statuette, totem. Per questo la sua opera è da leggere come un omaggio alle antiche civiltà africane, alla storia dei loro riti, dei loro miti, letti in chiave contemporanea. All’interno della sua produzione emerge il suo interesse per il disordine caotico della vita quotidiana. Hako si rifà spesso ai grandi indipendentisti, sostenendo una visione afrocentrica, e, fin dai suoi esordi artistici, ha creato un centro di accoglienza e un luogo di residenza per artisti visivi in difficoltà. Come un narratore urbano, i suoi dipinti e i suoi disegni sono ispirati da scene di strada. Nel 2024 è presente alla 60. Biennale di Venezia nel Padiglione del Cameroon.
Ajarb Bernard Ategwa è nato nel 1988 a Kumba (Camerun), vive e lavora a Douala. Si definisce testimone del proprio tempo, traducendo in pittura scene quotidiane in cui l'uomo è protagonista. I suoi colori e lo stile grafico parlano il linguaggio della contemporaneità di Douala, la città più grande del Camerun e capitale economica. Lo stile pittorico è ben riconoscibile grazie alla presenza di disegni lineari, realizzati sempre a mano libera, caratterizzati da un movimento e uno slancio veloce, che vogliono riflettere e allo stesso tempo denunciare la rapida trasformazione della sua città. La costruzione delle sue immagini ricorda da un lato la forza della fotografia in bianco e nero e dall’altro le inquadrature forti e definite tipiche delle piattaforme dei social media. Dal 2016 espone alla Jack Bell Gallery di Londra e le sue opere sono state acquisite dal Chazen Museum of Art nel Wisconsin, e dal Perez Art Museum di Miami.
Jean-David Nkot è nato nel 1989 a Douala (Camerun). Nel 2010 consegue un diploma di pittura presso l'Institut de Formation Artistique di Mbalmayo nel 2010, e successivamente frequenta l’Institute of Fine Arts Foumban, dove si laurea in disegno e pittura e dove riceve diversi riconoscimenti (miglior scultore, autore di installazioni e pittore). Nel 2017 partecipa al Post-Master Moving Frontiers, organizzato dalla Scuola Nazionale delle Arti di Parigi-Cergy, focalizzato sul tema delle frontiere. All’interno della sua produzione artistica è molto forte l’attenzione verso lo sfruttamento delle materie prime in Africa o sulla coltivazione del cotone, che associa agli inizi del capitalismo. Inoltre, riflette sull’indifferenza e sulla passività delle comunità e dei governi internazionali nei confronti delle vittime di ogni tipo di violenza, prestando una particolare attenzione al tema dell’emigrazione. Spesso sullo sfondo dei suoi dipinti raffigura mappe in cui indica i nomi di singoli paesi, i relativi confini, nonché i nomi dei minerali presenti nei territori. Le mappe rinviano pertanto ai luoghi che un migrante prova a raggiungere per poter lavorare, spesso fallendo nell’attraversare i loro confini. Le figure in primo piano ci osservano, e vogliono interrogarci sulle condizioni disumane di chi è costretto ad abbandonare la propria terra. I suoi lavori sono stati esposti in diverse fiere internazionali a Miami, New York, London, Parigi e Città del Capo. Ha partecipato inoltre a mostre al Guangdong Times Museum (Cina), Insitut des Cultures d'Islam (Parigi), Savy Contemporary (Berlino), Kunsthalle Krems (Austria) e Fondation Dapper a Abidjan (Costa d'Avorio).