Igino Panzino – Il dio delle piccole cose

Curata da Chiara Manca e Damiano Rossi, la mostra raccoglie 13 opere di Panzino, realizzate nel 2024 della serie intitolata “Poesie Materiali”.
Comunicato stampa
La mostra personale di Igino Panzino “Il dio delle piccole cose” inaugura da MANCASPAZIO il 2 marzo.
Curata da Chiara Manca e Damiano Rossi, la mostra raccoglie 13 opere di Panzino, realizzate nel 2024 della serie intitolata “Poesie Materiali”.
Panzino ha partecipato a diverse mostre collettive a Nuoro ed è oggi in collezione permanente al Museo MAN, sono invece passati oltre vent’anni dalla sua ultima personale nel capoluogo barbaricino.
Le opere, alcune già esposte a cura di Mariolina Cosseddu nella mostra “Poesie Materiali” ad Alghero ad ottobre dello scorso anno, sono per la maggior parte inedite.
Scrive Cosseddu nel testo in catalogo “Precedute da un’azione di indagine e recupero nelle strade diventate scenario di incontro con una realtà frammentata e marginale, le opere inscatolate di Igino Panzino prestano il fianco a infinite considerazioni e si dispongono, sulle pareti di MANCASPAZIO, in un piccolo inventario semantico. Di quelli abituali a Panzino fin dagli anni Ottanta. Solo che qui i reperti non sono più le regolari e ordinate tessere di carta spillate in un raffinato gioco di ombre ma imprevedibili residui di umile e povera consistenza, raccolti occasionalmente e diventati simbolo concreto e tangibile di un reale sconosciuto nella sua interezza”.
Damiano Rossi nel suo testo spiega “È anche nella prassi quotidiana dell’insegnamento scolastico, che la volontà di interagire e prendere per mano si fa portatrice di armonia e di rigore, oltre il turbinio del campo di battaglia. Ma essere doppiamente maestro non ha impedito a Panzino di rimanere comunque vicino alla sua dimensione più intima di bambino sognatore, almeno ogni tanto, o almeno per ogni volta che ha avvertito l’opportunità e l’esigenza di esserlo. In fondo è vero, il suo insegnamento è quello di far osare, di far osservare oltre. E allora forse se si è predisposti, lo si riesce a percepire, quel bambino che ascolta e continua a sognare ogni volta che, oltre agli archi a tutto sesto si lascia abbandonare ad un intenso cielo azzurro, o ogni qualvolta che sotto un’apertura che sa di feritoia medievale si concede d’ascoltare un chiacchiericcio divertito tra foglie secche.”
La mostra è accompagnata da catalogo con i testi di Mariolina Cosseddu, Damiano Rossi, Chiara Manca e una poesia di Andrea Melis, illustrato dalle fotografie di Nelly Dietzel e su progetto grafico di Sara Manca.
Durante il vernissage l’attore di teatro, Andrea Carroni, reciterà un testo scritto dallo stesso Panzino, come introduzione alla mostra.
Igino Panzino nasce a Sassari nel 1950. Cresciuto nel clima fortemente ideologizzato degli ultimi anni Sessanta, inizia la sua attività espositiva nei primi anni Settanta con lavori di forte impatto progettuale, convinto assertore del valore etico sociale del fare artistico. Dapprima si muove nell’ambito del clima neo-costruttivista accentuando i valori geometrici e analitici della composizione, in verità mai abbandonati, semmai ripensati e elaborati nel tempo.
Nel corso della sua attività si è occupato di disegno, pittura, scultura, incisione, installazioni di arte pubblica in collaborazione con architetti, e ultimamente di fotografia, computer grafica e scenografia.
Dal 1969 al 2002 ha insegnato presso il Liceo Artistico di Cagliari, e gli Istituti d’Arte di Sassari, Alghero, Valenza Po e Roma. Ha al suo attivo una serie consistente di mostre personali e collettive, in Italia e all’estero, in spazi pubblici e privati, che documentano la sua ricerca ormai cinquantennale. Così come una ricca e articolata bibliografia. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Vive e lavora a Sassari.