Massimo Campigli – Dal ripensamento al pretesto

Informazioni Evento

Luogo
GALLERIA RUBIN
via Santa Marta 10 , Milano, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

da martedì a sabato, dalle ore 15:00 alle ore 19:30 e su appuntamento

Vernissage
13/02/2025

ore 18.30

Artisti
Massimo Campigli
Generi
personale, disegno e grafica

La prima esposizione dell’artista in galleria raccoglie una selezione di opere grafiche, dagli anni trenta agli anni sessanta, che
celebrano la figura femminile in un’armoniosa coesistenza tra attualità e antichi splendori.

Comunicato stampa

«Chissà se il valore di un’opera d’arte
non si possa misurare dai difetti che riesce a farsi perdonare»
Galleria Rubin è lieta di annunciare la mostra personale di Massimo Campigli. La prima esposizione
dell’artista in galleria raccoglie una selezione di opere grafiche, dagli anni trenta agli anni sessanta, che
celebrano la figura femminile in un’armoniosa coesistenza tra attualità e antichi splendori.
Questo “corto circuito” tra arte del Novecento e antiche civiltà del Mediterraneo è un elemento di
profonda originalità derivante da una visita al Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma nel 1928: “Nei miei
quadri entrò una pagana felicità tanto nello spirito dei soggetti che nello spirito del lavoro che si fece più
libero e lirico”.
Il titolo della mostra (Dal ripensamento al pretesto) fa riferimento alla dualità tra la costante ricerca
dinamica di un’ideale di perfezione e l’apparente monotonia nell’utilizzo delle forme geometriche.
Le grafiche di Massimo Campigli risultano essere l’esito di una continua modifica in corso d’opera che
sottintende ricerche cromatiche, compositive e materiche differenti, riscontrabili nelle diverse tirature, ma
anche all’interno della stessa. Da qui viene il concetto di “ripensamento”. D’altra parte, il costante ricorso
a moduli già rodati, efficacemente sviscerati e quindi pronti per essere utilizzati all’occorrenza diventa
“pretesto” al raggiungimento della perfezione compositiva, il singolo oggetto viene dunque impiegato
potenzialmente all’infinito.
Così Campigli dichiarava: “Forse agli occhi altrui la mia pittura è poco cambiata da allora. Ai miei
occhi è diversissima. Io certo sono fra i pittori meno mutevoli. Ma più che trovarmi monotono, mi
meraviglio della varietà, per esempio, dei miei soggetti, o chiamiamoli pretesti. Perché vado cercando
non la varietà, ma il soggetto perfetto, che io possa magari dipingere all’infinito.”
Quello raffigurato da Campigli è un universo tutto al femminile. La sua arte è fatta di donne sole e
silenziose, intoccabili e inviolabili. Le colloca in una dimensione estemporanea in cui le figure non sono
quasi mai inserite in spazi concreti.
Le gonne svasate, a campana, a tubino, disegnano le loro sagome; le braccia composte e le acconciature
ordinate danno loro un’aria pacata e regale. Sono le donne di Campigli, quelle tranquille in pose solenni,
eleganti, nobili, impreziosite talvolta da gioielli e accessori: donne come imperatrici del passato.
“Ho iniziato dipingendo donne e finirò dipingendo donne. Nient’altro, solo donne. Perché in pittura la
donna è il soggetto perfetto. Nell’arte di tutti i tempi le donne sono sempre state il punto focale, mentre
l’uomo occuperà sempre un posto in secondo piano. E io non vorrei che fosse altrimenti.”
In mostra saranno presenti sedici grafiche di diverso formato, compreso un suo autoritratto del 1965.
BIOGRAFIA
Max Ihlenfeld, poi Massimo Campigli, nasce nel 1895 a Berlino da una giovane studentessa. Per evitare
lo scandalo viene affidato alla nonna materna a Settignano, mentre la madre si trasferisce a Firenze.
Scoperta la verità sui suoi legami familiari soltanto nel 1910, l’argomento delle sue origini rimarrà
sempre un tabù nella vita di Campigli, che indicherà Firenze come luogo di nascita.
Nel 1909 la famiglia si trasferisce a Milano, dove Campigli lavora come segretario nella direzione del
Corriere della Sera. Qui entra in contatto con l’arte moderna e, in particolare, il Futurismo.
Si arruola poi nel primo conflitto mondiale finendo prigioniero degli Austriaci nel 1916; riesce a fuggire
prima a Bucarest, poi in Russia, a Londra e infine a Milano.
Dopo la guerra, viene inviato come corrispondente della rivista Lacerba a Parigi, in quel momento cuore
del Ritorno all’ordine e del tardo Cubismo. Campigli inizia ad approcciarsi alla pittura come
autodidatta, per poi dedicarsi ad essa a tempo pieno a partire dal 1927. Partecipa nel 1926 alla I Mostra
del Novecento Italiano e a molte delle rassegne internazionali del movimento.
Il suo interesse per l’antico, prima orientato verso modelli greci, romani ed egizi, nel 1928 viene
fortemente segnato dall’incontro con l’arte etrusca in occasione di un viaggio estivo a Firenze e
Roma, dove visita Villa Giulia.
Nel 1931 si trasferisce in Italia; seguono anni di committenze pubbliche e incarichi ufficiali. Negli anni
’50 nella produzione di Campigli si assiste a una progressiva stilizzazione delle forme, quasi tendente
all’astrazione, e si fa strada l’influenza di suggestioni provenienti dall’arte delle civiltà extra-europee.
Nel 1966 si spegne la moglie, nel 1971 lo stesso Campigli a Saint Tropez.
La sua sperimentazione artistica include, oltre alla pittura, la grafica, la pittura murale e il mosaico.