Ryan Gander – Life’s a bite

Informazioni Evento

Luogo
BASEMENT ROMA
Viale Mazzini 128, Roma, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

mercoledì–sabato
2:30 pm–7:00 pm
e su appuntamento

Vernissage
20/03/2025

ore 18.30

Generi
arte contemporanea, personale

Basement Roma ha il piacere di presentare Life’s a bite, la prima mostra personale di Ryan Gander a Roma.

Comunicato stampa

Basement Roma ha il piacere di presentare Life’s a bite, la prima mostra personale di Ryan Gander a Roma.
La mostra si inserisce nella programmazione sperimentale di Basement Roma, che dal 2012 invita gli artisti a concepire e presentare nuovi lavori nei suoi spazi, ripensando il formato classico della mostra.
In parte, Life’s a bite è dunque una risposta al sito e al luogo, considerati nei loro aspetti architettonici e concettuali, ma punta anche a oltrepassare i confini dello spazio espositivo per affrontare in modo approfondito le ansie contemporanee che riguardano la nostra esistenza. La mostra presenta una serie di nuovi lavori e include esempi del recente utilizzo dell’animatronica nell’opera di Gander, che finora ha preso la forma di lavori scultorei simulacri di un gorilla e di topi e di una versione caricaturale dell’artista stesso nei panni di un pupazzo.
Trattando Basement Roma come un palcoscenico, Gander ha trasferito lo spazio di lavoro dello staff nel grande ambiente espositivo, rendendolo visibile al pubblico nel percorso della mostra. In altri punti, sezioni di un controsoffitto sospeso suggeriscono la precedente presenza di un’attività aziendale, richiamando un senso di frenesia e l’aspirazione verso un tempo passato, insieme alla monotonia spesso associata agli interni standardizzati degli uffici di tutto il mondo.
La creazione di una tensione all’interno dell’arena espositiva e l’interesse per la messa in scena sono elementi ricorrenti nel lavoro di Gander sin dalla prima mostra personale tenutasi nel 2002 presso The International 3 a Manchester, che presentava un’installazione onnicomprensiva con un’enfasi specifica sul significato di un piccolo elemento: una crepa in una tenda. Il nuovo progetto si collega anche alle mostre realizzate negli anni successivi, come quella del 2011 presso Artangel, caratterizzata da un movimento serpeggiante attraverso una serie di stanze buie e fortemente illuminate con vari gradi di accessibilità (alcune chiuse, altre aperte e parzialmente irraggiungibili), o quella realizzata per dOCUMENTA 13 dove, come avviene qui, l’attenzione era posta sulla vastità di uno spazio espositivo apparentemente vuoto.
Incorporata nella struttura di Life’s a bite c’è una voce infantile, che conferisce un carattere apparentemente più rassicurante, confortante e caloroso allo stesso tempo. A uno sguardo più attento, ci si rende conto che il suono è emesso da una gazza appollaiata all’altezza del soffitto, che sembra essersi posata per un breve attimo per esprimere la propria innata saggezza (The Magpie’s Tale (Life’s a bite), 2025).
La componente sonora della mostra consiste nel racconto di una favola scritta dall’artista, le cui forme dialettali e la cui struttura richiamano le modalità ripetitive e cicliche di narrazione delle antiche parabole, veicoli per rimarcare verità moralistiche fondamentali. Pur attraverso una forma narrativa ormai superata, il testo è però in grado di offrire un commento toccante sulla nostra esistenza attuale, dispiegando un racconto denso di richiami. I sentimenti in esso espressi si pongono in relazione con l’incessante proliferazione della tecnologia e con la parallela riduzione della nostra attenzione e concentrazione, collegandosi alle attività svolte nell’ufficio collocato all’interno dello spazio espositivo più ampio.
The Magpie’s Tale (Life’s a bite) evoca infatti molte delle complessità presenti nelle forme di interazione contemporanee, dalla nostra dipendenza dai social media, con la loro presunta promessa di connessione collettiva, all’enigma che attualmente ci troviamo ad affrontare confrontandoci con la forza predominante dell’intelligenza artificiale. L’opera racconta invece un modo di essere più meditativo e graduale, che contrasta con la voracità spesso associata alla ricerca del sé portata avanti attraverso la tecnologia digitale. La sua forma di narrazione antiquata introduce un percorso d’avanguardia, che intende soppiantare le velocità associate alle odierne forme dominanti di scambio di conoscenze e molti dei linguaggi impiegati in tale contesto, mettendone in discussione gli stessi fondamenti. Tale aspetto si dimostra ancora più evidente in virtù del fatto che la voce narrante appartiene alla figlia quindicenne dell’artista, già presente in una serie di opere precedenti che ne registravano la crescita: dalla serie di lavori in marmo che immortalavano le tane da lei costruite durante l’infanzia, alla trilogia di opere sui topi in cui si sente la sua voce realizzate nel corso di diversi anni.
Altre opere presentate in mostra – I’m never coming back to New York again (2016), una serie di sterline in banconota che emettono un fruscio in un muro e “God blind me!” The widow exclaimed (2025), risme di fogli sparsi sul pavimento presi da una trascrizione di The Magpie’s Tale (Life’s a bite) – possono essere viste come lavori autonomi. Tuttavia, all’interno di tale contesto, operano come integrazioni del racconto complessivo, attivando ulteriori riflessioni nella loro fisicità e permettendo alla traiettoria della trama di frammentarsi.
Giocando con elementi di casualità e misticismo, l’avidità e il fallimento del capitalismo si mostrano come i due concetti dominanti della storia qui narrata. Tuttavia, traspare un avvertimento. Forse la vita è migliore se la si vive seguendo questa massima e abbandonandosi al suo spirito: life’s a bite, la vita è un ‘mozzico’.
Testo di Adam Carr.
Ryan Gander (Chester, UK, 1976) lives and works in Suffolk. He studied at Man-chester Metropolitan University, UK, the Rijksakademie van Beeldende Kunsten, Amsterdam, NL and the Jan van Eyck Akademie, Maastricht, NL. The artist has been a Professor of Visual Art at the Universities of Huddersfield and Suffolk and holds an honorary Doctor of the Arts at the Manchester Metropolitan University and the University of Suffolk. In 2017 he was awarded an OBE for services to contempo-rary arts. In 2019 he was awarded the Hodder Fellowship at Princeton University. In 2022, he was made RA for the category of Sculpture. Since 2024, he has held the position of Professor of Perspective at the Royal Academy Schools, London, UK. Recent solo shows have been held at Helga de Alvear, Cáceres, ES; Ishikawa Cul-tural Foundation, Okayama, JP; Tokyo Opera City, JP; TARO NASU, Tokyo, JP; Lis-son Gallery, New York, US; Kunsthalle Bern, CH; Esther Schipper, Berlin, DE; BASE / Progetti per l’arte, Florence, IT; gb Agency, Paris, FR; Lisson Gallery, Lon-don, UK; The National Museum of Art, Osaka, JP; Hyundai Gallery, Seoul, SK; Con-temporary Art Gallery, Vancouver, CA; Australian Centre for Contemporary Art, Melbourne, AU; Singapore Tyler Print Institute, Singapore, SG; Manchester Art Gal-lery, Manchester, UK. Major projects include Manchester International Festival 2023, UK; Glass Exchange, National Glass Centre, Sunderland, UK; Liverpool Bi-ennial of Contemporary Art 2018, Liverpool, UK; Sydney Biennale 2018, Sydney, AU; Performa 15, New York, US; British Art Show 8, Leeds, UK; Panorama, High Line, New York, US; Imagineering, Okayama Castle, Okayama, JP; The artists have the keys, 2 Willow Road, London, UK; Unlimited, Art Basel, Basel, CH; Parcours, Art Basel, Basel, CH; Esperluette, Palais de Tokyo, Paris, FR; dOCUMENTA (13), Kas-sel, G; Locked Room Scenario, commissioned by Artangel, London, UK; ILLUMIna-tions at the 54. Venice Biennale; Intervals at Solomon R. Guggenheim Museum, NYC, US and The Happy Prince, Public Art Fund, Doris C. Freedman Plaza, Cen-tral Park, NYC, US.
La mostra è resa possibile grazie al supporto di Basement Roma Members.
Basement Roma è una organizzazione no-profit e un centro per l’arte contemporanea fondato nel 2012 e diretto da CURA.
Founding Directors
Ilaria Marotta
Andrea Baccin
Exhibition Curators
Ilaria Marotta
Andrea Baccin
Adam Carr
Associate Curator
Caterina Avataneo
Exhibition and
Production Manager
Emily Bryson
Exhibition Assistants
Angelika Lee
Nevena Martinovic
Design Direction
Dan Solbach
Translations
Costanza Paissan
Exhibition Logo
Walter Santomauro
Press Office
Maddalena Bonicelli
Videos and Technology
Eddie Brunetti
Photography
Daniele Molajoli
Sketch-Up
Filippo Brignolo
Installation
Bruno Cipriani
Başak Tuna
Partners
Soho House Rome
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Mostoitaliano