Sofiia Yesakova / Alessandro Simonini – O dark dark dark

Nero, buio moltiplicato, ripetuto, concentrato. Il nero è l’origine e il termine, la soglia sottile tra ricordo e oblio. Non solo assenza di luce, ma materia stessa della memoria.
Comunicato stampa
Sofiia Yesakova
Alessandro Simonini
O dark dark dark
(a cura di Ilaria Monti)
O buio buio buio. Tutti entrano nel buio,
Vuoti spazi interstellari, il vuoto dentro il vuoto,
Capitani, banchieri, illustri letterati,
Generosi mecenati dell’arte, statisti e governanti,
Burocrati solerti, presidenti di molti comitati,
Magnati dell'industria e piccoli affaristi, tutti entrano nel buio
E buio il sole e la luna
(T. S. Eliot, East Coker, 1940)
Nero, buio moltiplicato, ripetuto, concentrato. Il nero è l’origine e il termine, la soglia sottile tra ricordo e oblio. Non solo assenza di luce, ma materia stessa della memoria, substrato in cui il visibile sedimenta e si cancella, lasciando tracce del passato e presagi di un futuro prossimo. È radice e destino del visibile, il luogo in cui la forma si disfa e si ricompone. Sofiia Yesakova e Alessandro Simonini si incontrano all’interno di questa dialettica, rovesciando il monocromo in polisemia: il nero assoluto non è mera riduzione, ma un campo di tensione, un dispositivo che interroga il rapporto tra struttura e rottura, tra violenza e astrazione. Il nero impone allo sguardo un esercizio di ricerca, un attraversamento. I due artisti condividono un approccio in cui, con esiti diversi, la produzione artistica è nutrita dal pensiero filosofico e da riferimenti alla ricerca antropologica ed ecologica.
Yesakova realizza immagini in cui il gesto è allo stesso tempo negato e trattenuto, come traccia congelata di un movimento ormai impossibile. Attraverso una combinazione di rigore formale e riferimenti alla violenza della storia e all’iconografia sacra e pagana, Yesakova costringe lo spettatore a confrontarsi con l’invisibile e il rimosso. Il nero, nelle sue opere, è un paradosso: è cancellazione, ma anche memoria; è silenzio, ma anche stratificazione di voci che attendono di essere decifrate. Nel suo minimalismo rigido, la geometria impone un ordine asettico e imperturbabile, costringendo la percezione nei margini della forma. Yesakova recupera le riflessioni sulla sorveglianza e la prigionia di Foucault, traducendole in sculture in cui il controllo sulla propria opera si traduce anche in un controllo sulla sensibilità dello spettatore, costretto a decifrare la tensione nascosta dietro le superfici scure. Nei suoi lavori, il nero è il risultato di un accumulo di memorie che non si mostrano mai del tutto. Solo nei dettagli stratificati si intravede una storia che Yesakova riscrive attraverso la sottrazione, come un codice inciso sul legno e nascosto sotto una densa texture di pigmento nero, che diventa metafora della distanza tra il presente e il passato, tra la tragedia e la sua sistematizzazione in statistica. Il nero, dunque, è per l’artista strumento di organizzazione e cancellazione, è l'eco di utopie non realizzate, di eventi storici tradotti in dati numerici. In questa operazione, il rigore finisce per somigliare ad un atto di violenza e coercizione: forme modulari e regolari escludono il caos, ma al tempo stesso lo conservano. L’opera veicola, come un ipertesto, storie che richiedono una lettura e un’interpretazione attenta.
Il lavoro di Alessandro Simonini nasce da una ricerca approfondita sull'iconografia e sul linguaggio simbolico, sull’interazione tra materia e trasformazione, sulle tecniche artistiche tradizionali e sulle nuove tecnologie. Le sue sculture sono frammenti di un’indagine sulla materia, in particolare il carbone, che funziona come simbolo e sostanza fisica: la combustione e l’incendio come genesi dell’immagine. Le sculture sono concepite come archivi di resti, suggerendo una riflessione sull’effimero, sulla permanenza e sull’ineluttabilità dei processi trasformativi. La combustione, come un esercizio alchemico e ontologico, diventa il mezzo attraverso cui la distruzione si trasforma in creazione. Il carbone veste l’immagine come sua pelle e memoria: pur essendo residuo di un passato organico, sopravvive come traccia tangibile.
Un grande fregio dall’eco classica raffigura una carcassa di bue; teste zoomorfe evocano i gargoyle delle cattedrali gotiche: il lessico di Simonini, nel recupero di apparati architettonici e iconografici, avvicina l’opera al concetto di monumento, celebrando memorie, rievocando storie e contemplando catastrofi attraverso le loro rovine. Simonini danneggia, talvolta, le proprie opere, per poi raccogliere i resti delle sculture distrutte e ricostruirle, problematicizzando il corpo dell’opera, dove il danno e il rimedio convivono – e in questo, risuonano le ambiguità e le contraddizioni della Dark Ecology di Timothy Morton, che nel buio della crisi ecologica contemporanea riscrive la nostra convivenza quotidiana con la catastrofe. L’alternarsi di aggressione e riparazione diventa per Simonini il fulcro di una poetica in cui la natura profonda dell’immagine giace tra conflitto e risanamento: l’opera è un palinsesto in cui cicatrici, incisioni e trasformazioni generano forze che si confrontano e persistono attraverso segni e tracce.
Nei lavori di Simonini e Yesakova il nero è uno spazio di tensione e crisi, una superficie che nasconde livelli, stratificazioni, dettagli incisi e incendiari. È la dimostrazione visiva del principio deleuziano in cui la ripetizione non è mai identica a se stessa, ma sempre variazione, differenza, processo in atto. Yesakova indaga la ripetizione attraverso la sistematizzazione della violenza: la classificazione storica, la trasformazione dell’evento tragico in sequenza, la riduzione della realtà a uno schema. Simonini, invece, la esplora attraverso la materia stessa e le sue repliche, la cui unicità è nel frammento. In entrambi i casi, il nero è il risultato di un accumulo, di un divenire che non si lascia mai completamente decifrare, della cancellazione, della rovina e della sua rinascita, è un presagio e una domanda. O buio buio buio. Tutti entrano nel buio.
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Sofiia Yesakova (Kyiv, UA, 1998) vive e lavora a Berlino. Ha conseguito la Laurea Magistrale presso la National Academy of Fine Arts and Architecture di Kyiv e attualmente partecipa al programma post-laurea Goldrausch Künstlerinnen a Berlino. È membro di Frontviews presso HAUNT Berlin, dove fa anche parte del comitato curatoriale. Le sue mostre più recenti includono: 2024: Ugly scenes, nuances, super bien! Berlin, Berlino, DE; Recollecting the emptiness, Prima Kunst e. V., Kiel, DE; People in Paradise will enjoy the spectacle of hell's torment, Antwerp Art Box, Anversa, BEL; Fatmah, Contemporary Cluster Gallery, Roma, IT; After the dust settles, Echo Contemporary Art, TSA GVL, Atlanta, USA; Analysis of Anger, Zentrale für Kunst, Werkschauhalle Spinnerei, Lipsia, DE; I only work with lost and found, Kreuzberg Pavillon/Bethanien, Berlino, DE.
https://sofiiayesakova.com
Alessandro Simonini (Modena, IT, 1985) vive e lavora a Milano. Nel 2012 ha conseguito la Laurea Magistrale in Arti Visive presso il DAMS di Bologna. Nel 2019 è stato in residenza presso Viafarini a Milano. Tra le sue mostre più recenti: The last off-site show on the Earth at Plague Space and everywhere, a cura di Plague Pro, Plague Space, Krasnodar, 2024; FLUIDUM 2, a cura di Stefano Comensoli_Nicolò Colciago (Spazienne) e Elisabeth Sonneck (Super Bien! Berlin), Fabbrica del Vapore, Milano, 2023; FLUIDUM, a cura di Stefano Comensoli_Nicolò Colciago (Spazienne) e Elisabeth Sonneck (Super Bien! Berlin), Pavillon am Milchhof, Berlino, 2023; WHELLCOME PRELUDE, Edicola Radetzky, Milano, 2022; Italian Twist, a cura di Elisa Carollo e Mattia Solari, Gallerie delle Prigioni, Treviso, 2021; JUDGE-MENTAL (torture), a cura di Giulia Pollicita, Una Vetrina, Roma, 2020; STRINGS. LIGHT AND VISION, a cura di Maria Abramenko, White Noise Gallery, Roma, 2019.
http://alessandrosimonini.com
ENG:
O dark dark dark. They all go into the dark,
The vacant interstellar spaces, the vacant into the vacant,
The captains, merchant bankers, eminent men of letters,
The generous patrons of art, the statesmen and the rulers,
Distinguished civil servants, chairmen of many committees,
Industrial lords and petty contractors, all go into the dark
And dark the Sun and Moon
(T. S. Eliot, East Coker, 1940)
Black, darkness multiplied, repeated, concentrated. Black is both origin and end, the thin threshold between memory and oblivion. Not merely the absence of light, but the very substance of memory: a substratum where the visible settles and vanishes, leaving behind traces of the past and omens of an imminent future. It is the root and the fate of the visible, the place where form dissolves and reconfigures itself. Sofiia Yesakova and Alessandro Simonini meet within this dialectic, overturning monochrome into polysemy: absolute black is not mere reduction, but a field of tension which questions the relationship between structure and rupture, violence and abstraction. Black demands a searching gaze, a passage through. Both artists share an approach where artistic practice, though yielding distinct results, is deeply intertwined with philosophical thought and informed by anthropological and ecological inquiry.
Yesakova crafts sculptures where gesture and perception are suspended between presence and negation, capturing traces of a movement frozen in time. Through a combination of formal rigor and references to the violence of history and sacred and pagan iconography, Yesakova compels the viewer to confront the invisible and the repressed. In her works, black is a paradox: it means erasure, but also memory; silence, yet also a layering of voices waiting to be unraveled. In her austere minimalism, geometry imposes a sterile, unshakable order, confining perception within the margins of form. Yesakova draws on Foucault’s reflections on surveillance and imprisonment, translating them into sculptures where control over her work corresponds to control over the viewers’ sensitivity, forcing them to decipher the tension hidden beneath dark surfaces. In her practice, black accumulates memories that never fully reveal themselves. Only in the layered details does a story begin to emerge — one that Yesakova rewrites like a code etched into wood and buried beneath dense black pigment. This veiled inscription addresses the distance between past and present, tragedy and its reduction to mere statistics. Black, for the artist, is thus both an instrument of organization and obliteration, the echo of unrealized utopias, of historical events translated into numerical data. In this operation, rigor itself comes to resemble an act of violence and coercion: modular and regular forms exclude chaos, yet simultaneously preserve it. The work, like a hypertext, unfolds narratives that demand attentive reading and interpretation.
Alessandro Simonini’s works emerge from in-depth research into iconography and symbolic language, exploring the interaction between matter and transformation, traditional artistic techniques and new technologies. His sculptures are fragments of a personal inquiry into matter, particularly charcoal, which serves both as a symbol and physical substance. Fire and combustion generate the image; his sculptures, conceived as archives of remnants, invite reflection on ephemerality, permanence, and the inevitability of mutation. Like an alchemical and ontological exercise, combustion becomes the means by which destruction is transfigured into creation. Charcoal clings to the image like skin, like memory. Once the residue of organic life, it now endures as a tangible trace. A large frieze with classical echoes depicts the carcass of an ox; zoomorphic heads evoke the gargoyles of Gothic cathedrals. Simonini’s lexicon draws upon architectural and iconographic elements, bringing his work closer to the concept of the monument—celebrating memory, evoking history, and contemplating catastrophe through its ruins. At times, he deliberately damages his own sculptures, only to gather and reassemble the shattered fragments, challenging the very integrity of the work, where destruction and restoration coexist in tension. In this, his works resonate with the contradictions of Timothy Morton’s Dark Ecology, which, in the shadow of the current ecological crisis, reconfigures our daily coexistence with catastrophe. For Simonini, the alternation of aggression and repair represents the core of a poetics in which the fundamental nature of the image lies between conflict and restoration: his works function as palimpsests, where scars, incisions, and transformations generate forces that clash and converge, materializing as marks and traces.
In the works of Simonini and Yesakova, black is a space of tension and crisis, a surface that conceals layers, stratifications, incised and incendiary details. It is the visual articulation of Deleuze’s principle in which repetition is never identical to itself, but always variation, difference, a process in motion. That repetition is never identical to itself, but always a variation, a process in motion. Yesakova examines repetition through the systematization of violence: historical classification, the conversion of tragedy into sequence, the reduction of reality to structure. Simonini, by contrast, engages with repetition through material and its iterations, where uniqueness resides in the fragment. In both cases, black is an accumulation, an entity in becoming which resists full interpretation. It is an act of erasure and a site of renewal, a space where ruin and resurgence intertwine. Black is a premonition, a question, an unresolved tension. O dark dark dark. They all go into the dark.
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Sofiia Yesakova (Kyiv, UA, 1998) lives and works in Berlin. She holds a Master of Fine Arts from the National Academy
of Fine Arts and Architecture in Kyiv and is currently participating in the Goldrausch Künstlerinnen postgraduate program
in Berlin. She is a member of Frontviews at HAUNT Berlin, where she is also part of the curatorial board. Her most
recent exhibitions include: 2024, Ugly scenes, nuances, super bien! Berlin, Berlin, DE; Recollecting the emptiness,
Prima Kunst e. V., Kiel, DE; People in Paradise will enjoy the spectacle of hell's torment, Antwerp Art Box, Antwerp,
BEL; Fatmah, Contemporary Cluster Gallery, Roma, IT; After the dust settles, Echo Contemporary Art, TSA GVL,
Atlanta, USA; Analysis of Anger, Zentrale für Kunst, Werkschauhalle Spinnerei, Leipzig, DE; I only work with lost and
found, Kreuzberg Pavillon/Bethanien, Berlin, DE.
https://sofiiayesakova.com
Alessandro Simonini (Modena, IT, 1985) lives and works in Milan. In 2012, he earned a Master’s Degree in Visual Arts from DAMS, Bologna. In 2019, he was an artist-in-residence at Viafarini, Milan. His most recent exhibitions include: The last off-site show on the Earth at Plague Space and everywhere, curated by Plague Pro, Plague Space, Krasnodar, 2024; FLUIDUM 2, curated by Stefano Comensoli_Nicolò Colciago (Spazienne) and Elisabeth Sonneck (super bien! Berlin), Fabbrica del Vapore, Milan, 2023; FLUIDUM, curated by Stefano Comensoli_Nicolò Colciago (Spazienne) and Elisabeth Sonneck (super bien! Berlin), Pavillon am Milchhof, Berlin, 2023; WHELLCOME PRELUDE, Edicola Radetzky, Milan, 2022; Italian Twist, curated by Elisa Carollo and Mattia Solari, Gallerie delle Prigioni, Treviso, 2021; JUDGE-MENTAL (torture), curated by Giulia Pollicita, Una Vetrina, Rome, 2020; STRINGS. LIGHT AND VISION, curated by Maria Abramenko, White Noise Gallery, Rome, 2019.
http://alessandrosimonini.com