Till the cows come home

Informazioni Evento

Luogo
BANQUET GALLERY
Via Guido Gozzano, 4, Milano, MI, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

dal mercoledì al sabato 14.30–18.00 e su appuntamento
Per informazioni: [email protected]

Vernissage
01/04/2025

ore 18

Contatti
Email: infomassimomassimo@gmail.com
Generi
arte contemporanea, collettiva

Till the cows come home è una mostra collettiva a cura di MASSIMO e presentata da banquet.

Comunicato stampa

Till the cows come home è una mostra collettiva a cura di MASSIMO e presentata da banquet che riunisce le opere di Matteo Cremonesi, DemonLovers Inc., Bruno Muzzolini, Anita Pankoff, Giulio Scalisi, Marina Woisky e Leilei Wu. L’esposizione sarà visitabile dal 2 aprile al 24 maggio in via Guido Gozzano 4, a Milano.

Iperstimolazione, cenere, tracce, briciole, sangue mio, sangue tuo, sangue nostro,
cielo terso, attimi, attese infiniti, boati, crack, tonfi, quel che c’era, quel che resta,
quel che sarà, io, tu, noi, gli altri;

“chi?”
“gli altri”
“ah”
“Già, gli altri”.

Peli ovunque, stoviglie rotte, coleotteri, famiglia, grandi onde, non ho mai visto niente di simile, nubi dense, versi, urla.

“Hai una casa?”
“chi? Io?”
“si tu e gli altri”
“gli altri?”
“gli Animali”
“Hai mai visto le lacrime di un animale?”
“Si, Le mie”

La mostra si propone di indagare, mettendo in relazione le ricerche eterogenee e i mondi immaginifici di diversi artisti, il nostro sentire comune sugli attuali cambiamenti climatici, socio culturali, politici e paesaggisti che mettono in luce diversi quesiti sul nostro modo di

abitare il mondo. In un tempo come il nostro, caratterizzato dalla catastrofe, dal trauma come si comporta il nostro istinto di sopravvivenza? come ci salviamo? chi salviamo?

Domande pretenziose, domande lecite, domande aperte, domande esistenziali, domande pratiche, l’importante è chiedere, l’importante è aprirsi. MASSIMO incontra lo spazio di BANQUET e lo trasforma in un percorso espositivo che ci permette di entrare in dialogo con i mondi immaginifici di questo gruppo di artist*. Se l’arte può ancora salvarci, è doveroso avvicinarci al precipizio, scrutandolo attentamente, quanto basta non per trovare risposte ma per immaginarle: “Che siano tante, che siano collettive!"

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Inaugurazione: 1.04.2025 dalle ore 18 alle 21
Orari di apertura: dal mercoledì al sabato 14.30–18.00 e su appuntamento
Per informazioni: [email protected]
Banquet: sito, Instagram
MASSIMO: sito, Instagram

Till the cows come home
curated by MASSIMO for banquet
02.04.25–24.05.25

Till the cows come home is a group exhibition curated by MASSIMO presented by banquet, that gathers the works of Matteo Cremonesi, DemonLovers Inc., Bruno Muzzolini, Anita Pankoff, Giulio Scalisi, Marina Woisky, and Leilei Wu. The exhibition will be on view from April 2 to May 24 at 4 Via Guido Gozzano 4, Milan.

Hyperstimulation, ashes, traces, crumbs, my blood, your blood, our blood,
clear skies, moments, endless waiting, roars, cracks, thuds, what was, what remains,
what will be, me, you, us, others;

“who?”
“the others”
“ah”
“yea, the others”.

Hairs everywhere, broken crockery, beetles, family, big waves, I've never seen anything like it, dense clouds, verses, screams.

“Do you have a home?”
“who? Me?”
“yes you and the others”
“the others?”
“the Animals”
“Have you ever seen the tears of an animal?”
“Yes, Mine”

The exhibition aims to investigate our shared experience of the ongoing climatic, socio-cultural, political, and environmental changes by bringing together the diverse

research and imaginative worlds of different artists. These transformations raise fundamental questions about how we inhabit the world.
In a time like ours—marked by catastrophe and trauma—how does our survival instinct respond? How do we save ourselves? Whom do we choose to save?
Ambitious questions, legitimate questions, open-ended questions, existential questions, practical questions—what matters is asking. What matters is opening up. MASSIMO meets banquet’s exhibition space and transforms it into a journey that allows us to engage with the imaginative worlds of this group of artists. If art can still save us, then we must move closer to the edge, observing it carefully—not to find answers, but to imagine them: “Let there be many, let them be collective!”