What you see is what you see

Informazioni Evento

Luogo
UMBERTO BENAPPI ARTE CONTEMPORANEA
Sansicario Alto, Cesana Torinese, TO, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
15/02/2025

ore 17,30

Generi
arte contemporanea, collettiva

Secondo ospite della stagione invernale è ECC – Emanuele Catellani Contemporary, art advisor indipendente che guida i collezionisti nell’esplorazione del mercato dell’arte e nella gestione delle loro collezioni d’arte contemporanea.

Comunicato stampa

WHAT YOU SEE IS WHAT YOU SEE
Fredrik Åkum • Graham Collins • Francesco João • Tiziano Martini • Struan Teague

GALLERIA UMBERTO BENAPPI – SANSICARIO ALTO (TO) | 16.02.2025 - 30.03.2025
opening sabato 15.02.2025 - h. 17.30

La Galleria Umberto Benappi, con il supporto creativo di Riccardo Pietrantonio, presenta nella sede “di montagna” la mostra What you see is what you see. Lo spazio di Sansicario nasce per ospitare progetti realizzati con la collaborazione di gallerie italiane e straniere e per proporre cultura in territori dislocati.

Secondo ospite della stagione invernale è ECC - Emanuele Catellani Contemporary, art advisor indipendente che guida i collezionisti nell’esplorazione del mercato dell’arte e nella gestione delle loro collezioni d’arte contemporanea. Nel maggio 2022 fonda la sua Project Room a Chieri (TO), piccolo spazio con vetrina che dedica, con cadenza fissa, all’esposizione di una singola opera per volta.

What you see is what you see prende ispirazione dalla celebre frase di Frank Stella (1936 - 2024), padre del Minimalismo americano, e pronunciata nel 1966 riferendosi ai suoi primi dipinti. Un'affermazione che ha segnato uno spartiacque tra l'Espressionismo Astratto, allora in declino, e l’emergente corrente minimalista, diventandone così lo slogan non ufficiale.
La collettiva presenta le opere di cinque artisti contemporanei, nati tra gli anni ’80 e ’90, che definiscono i loro lavori come “pittorici”, proponendo una riflessione sulle modalità e sulle convenzioni del fare pittura. Åkum, Collins, João, Martini e Teague si ispirano alle correnti minimalista e concettuale esplose negli anni ’60, che avevano messo in discussione l’opera tradizionale in favore di un’arte antidogmatica e delle idee. Creano lavori che, per quanto riconducibili alla sfera accademica della pittura in virtù del supporto “parete” al quale ancora si ancorano, rompono con la tradizione, giungendo a risultati insoliti e originali.

Graham Collins (Washington DC, 1980) costruisce i suoi monocromi attraverso la sovrapposizione di più strati di materiale (legno, ceramica, tessuto, colore...), rendendo l’opera quasi specchiante. A prima vista, i suoi lavori funzionano come forme minimaliste, ma contengono in realtà una serie di informazioni specifiche proprio sulla loro superficie.
Anche le opere di Francesco João (Milano, 1987) sono costruite attraverso la giustapposizione di più strati, che lasciano emergere le forme per sottrazione. Esplorando la materialità della tela, l’artista crea così più immagini sovrapposte che arricchiscono l’opera di significato.
Fredrik Åkum (Kristinehamn - Svezia, 1987) riflette invece sul processo creativo reso attraverso vari medium (pittura, scultura, fotografia) e lavora sulla riproducibilità di pattern che si generano l’uno dall’altro, ripetendosi. I suoi “dipinti” monocromi in resina, incisi sulla superficie da una trama di segni, assumono infatti un aspetto quasi scultoreo.
Anche l’approccio di Tiziano Martini (Soltau - Germania, 1983) alla pittura può definirsi “scultoreo”. Nei suoi lavori colorati, lascia molto al caso: sovrappone infatti strati di colore (vernice poliuretanica ricomponente) fino a non controllare più il processo creativo, auspicando un ritorno all’atto pittorico più puro, ludico e gestuale.
Le combinazioni di disegni e fotografie esposte offrono, infine, uno spaccato del processo creativo di Struan Teague (Edimburgo, 1991), che costruisce strutture visive intuitive e astratte, partendo dall’osservazione ravvicinata dell’ambiente quotidiano. Attraverso l’automatismo di linee, gesti, graffi e piccole pennellate di colore, l’artista si apre a nuove possibilità di rappresentazione.

Di fronte a questi lavori, dunque, la frase di Frank Stella suggerisce una via per la loro comprensione, esortando a liberarsi da qualsiasi interpretazione di senso, per assaporare l’opera per quella che è nella sua essenza, o - come afferma lo stesso artista - per poter scorgere in essa «l’intera idea senza giungere a una conclusione» (F. Stella, 1966).