Metti un sabato al museo con mamma e papà. La didattica al Madre di Napoli

I bambini e l’arte contemporanea. Un rapporto tutto da costruire. La capiscono davvero? Qual è il miglior approccio per guidarli alla scoperta di una mostra? Quali parole usare e come dirle? Ce lo spiegano il direttore del Madre di Napoli, Andrea Viliani, gli operatori museali e naturalmente le voci dei bambini. Abbiamo visitato assieme a loro la mostra dedicata a Lucio Amelio.

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Museo Madre - FamigliaMadre#2 - bambino dipinge

Museo Madre – FamigliaMadre#2 – bambino dipinge

La visita alle sale, in linea di massima, si svolge come un normale tour con guida. Gli operatori didattici che conducono il gruppo di bambini e genitori raccontano le opere caricando di calibrata teatralità il dialogo, marcando le espressioni del volto e i gesti e rispondendo, dove possibile, alle “terrificanti” domande dei giovani visitatori. In realtà, nel raccontare un’opera d’arte contemporanea a un pubblico di bambini è interessante soffermarsi anche sul linguaggio che più o meno coscientemente si finisce per mettere a punto. L’obiettivo è semplificare la parola, lavorando spesso di analogia, ma senza per questo far decadere troppo la cifra poetica, il valore sociale: cose che nell’arte sono, di norma, in-semplificabili.
Il risultato è la creazione di una lingua franca fatta di bruschi scarti di registro, dove anche il termine gergale o dialettale torna utile se facilita l’accessibilità e la conoscibilità del concetto. È una lingua dove per spiegare il taglio di Lucio Fontana si può far leva sull’innata predisposizione dei bambini a rompere le cose per vedere cosa c’è dentro. O ricorrere al misterioso fascino dei buchini neri nelle prese di corrente, che sembrano fatte apposta per infilarci dentro qualcosa. Tra tutte le opere spiegate, i ragazzi scelgono alla fine la loro preferita. È il passaggio propedeutico all’azione pratica. Subito dopo la visita, infatti, i bambini, sono chiamati a reinterpretarla con tempere, colla e ritagli di carta colorata. Sporcandosi le mani – ma spesso anche i gomiti e la faccia – assieme ai loro genitori.

Museo Madre - FamigliaMadre#2 - bambina legge catalogo

Museo Madre – FamigliaMadre#2 – bambina legge catalogo

È degno di nota come, nelle loro scelte, il sofisticato e poliforme Gerhard Richter sia tra i più gettonati. Non è certo il meno complesso e nemmeno il più accattivante. Eppure i bambini ne rimangono colpiti. “Fa delle strisce”, dicono loro “e con queste strisce esprime la sua arte”. Il tormentato Richter ne sarebbe fiero. Il massimo della profondità unito al massimo della rarefazione. Non è detto che sia del tutto vero il luogo comune per il quale ogni bambino nasce artista. Quello che è certo, però, è che un bambino pratica con continuità quel misto di logica spietata e predisposizione allo stupore che differenzia chi crea, vende e colleziona opere d’arte dallo stipendiato statale medio.
Gli efficaci laboratori a cui abbiamo partecipato al Madre sono un’ottima riprova che un museo d’arte contemporanea a misura di bambino non solo è possibile, ma forse vi è geneticamente votato. Va detto tuttavia che, a viverlo con gli occhi dei bambini, un piccolo problema al Madre l’abbiamo trovato: i bagni. Gli orinatoi sono a un’altezza decisamente imbarazzante per chiunque – come un bambino o come pure lo scrivente – non raggiunga il metro e settanta di statura. Ma forse nemmeno questo va visto come un ostacolo, ma solo come un altro modo per chiarire l’inadeguatezza dell’uomo di fronte al grande mistero dell’arte.

Emanuele Leone Emblema

www.madrenapoli.it

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Emanuele Leone Emblema

Emanuele Leone Emblema

Emanuele Leone Emblema (Napoli, 1982) è storico dell’arte e curatore. Studi (alcuni conclusi, altri meno) in psicologia, lingue straniere, lettere classiche, storia delle religioni. Allievo e assistente di Amnon Barzel dal 2003 al 2006. Dal 2011 a oggi curatore e…

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