Si dimette Roberto Albergoni, direttore di Agrigento Capitale 2025. Cronaca di un naufragio annunciato

Non c’è pace per Agrigento Capitale della Cultura. Travolta dalle polemiche, ingolfata tra ritardi e beghe politiche, oggi fa i conti con le dimissioni del direttore generale della Fondazione che guida l’evento. L’uomo che aveva scritto il dossier vincitore

Era un silenzio pesantissimo, oltre che inspiegabile, quello in cui si era ritirato Roberto Albergoni in questi mesi. Dopo l’appassionato intervento alla conferenza stampa dello scorso 14 gennaio, per la presentazione del programma di Agrigento Capitale 2025, appuntamento offuscato dalle prime polemiche, e dopo l’evento inaugurale del 18 gennaio, con tutte le autorità presenti (incluso il Presidente della Repubblica), dall’abile economista e manager culturale non si era più avuto alcun segnale. L’uomo chiave di questa nuova avventura siciliana, motivatissimo costruttore di dossier vincenti, già direttore dell’edizione palermitana di Manifesta nel 2018 e oggi al lavoro per Gibellina Capitale dell’Arte contemporanea 2026, era sparito dai radar. Fino alle dimissioni arrivate in queste ore. L’ennesimo macigno che piomba su un’esperienza accolta con tutto l’ottimismo possibile, ma presto rivelatasi nella sua fatale, inarrestabile, forse inevitabile corsa verso il fallimento.

Albergoni e l’addio ad Agrigento Capitale

Aveva dunque tenuto un profilo più che defilato, Albergoni, in questi primi mesi di un 2025 che avrebbe dovuto essere di euforia e di sorprese, con un cambio di passo generale per la città e con l’avvio di un programma non proprio indimenticabile, ma che comunque, se ben gestito, avrebbe garantito un po’ di fermento e un’offerta culturale e turistica inedita per il contesto. E invece, ad oggi, un mezzo disastro. Ovvero, un groviglio di tensioni, ritardi, critiche e intoppi amministrativi, su cui lui, nelle vesti di direttore generale della Fondazione Agrigento 2025 (costituitasi per gestire il grande evento) avrebbe potuto fornire qualche risposta. Commentando, magari, le dimissioni del presidente Giacomo Minio, arrivate lo scorso febbraio per non ben esplicitate ragioni “politiche” e seguite dalla nomina dell’ex prefetta di Palermo Maria Teresa Cucinotta, gradita a Schifani, subito attivatasi per mettere le prime pezze su una situazione evidentemente più che disastrata.

In quel silenzio, ora è chiaro, c’erano le ragioni profonde e irrisolvibili che avrebbero portato all’odierno strappo. La decisione, conferma lo stesso Albergoni, era maturata alla fine del 2024 ed era stata “rinviata” per senso di responsabilità. Bisognava portare a casa quella conferenza stampa, tagliare il nastro tre giorni dopo, in presenza di Mattarella, e accertarsi che gli eventi inseriti in programma potessero essere attuati: “Oggi“, si legge su Repubblica, “con l’approvazione del bilancio di previsione 2025 e di quei progetti culturali, lascio il mio incarico con la consapevolezza di aver garantito le condizioni per l’attuazione del programma e lo straordinario lavoro degli artisti coinvolti”.

roberto albergoni Si dimette Roberto Albergoni, direttore di Agrigento Capitale 2025. Cronaca di un naufragio annunciato
Roberto Albergoni

Agrigento 2025 nel caos

L’annunciata festa agrigentina, definita più volte dalle autorità come un’imperdibile occasione di crescita e di rilancio, scontava dunque e continua a scontare una pessima gestione organizzativa, l’impreparazione generale di una città intrappolata in lentezze bibliche e in un degrado antico, tra un centro storico da ripensare, una quantità di edifici monumentali chiusi, il verde pubblico in sofferenza, l’atavico problema dell’acqua e i servizi inadeguati; e poi, a proposito di programmi culturali, i ritardi nell’attribuzione degli incarichi, nell’approvazione dei bilanci, nella costruzione della macchina per la comunicazione e nella realizzazione degli eventi, i primi già saltati e in attesa di una nuova calendarizzazione: a gennaio si attendeva la grande mostra sul rapporto tra Agrigento e i Chiaramonte, attualmente non pervenuta e, sembrerebbe, in fase di allestimento; saltata la prima delle tre date destinate allo storico festival cinematografico Efebo d’Oro, che per l’occasione dovrebbe tornare nella natia Agrigento, dopo il passaggio a Palermo una decina d’anni fa, ma che ancora non ha ricevuto conferme sulle dotazioni economiche; così come è rimandato il festival di filosofia Sphairos, atteso i primi di aprile, una bella iniziativa con talk, lectio magistralis e spettacoli teatrali, curata da Giovanni Taglialavoro, che aveva ottenuto la partecipazione di filosofi del calibro di Vito Mancuso, Massimo Cacciari, Marcello Veneziani e Alfonso Maurizio Iacono.
A tutti, ci dice il curatore, “abbiamo dovuto comunicare l’impossibilità di procedere, non avendo certezza, a questo punto, sulle loro disponibilità future tra settembre e ottobre 2025, periodo indicatoci per realizzare il festival”. I motivi? A bilancio non approvato e tra ritardi di ogni sorta, non era finora stato possibile investire le cifre necessarie per l’iniziativa, dunque prenotare voli e alberghi, predisporre pranzi e cene, stampare materiali informativi, attivare cioè tutte le fasi logistiche e organizzative.

Inutile sottolineare quanto una programmazione non chiara e ballerina incida negativamente sul turismo, sul numero dei visitatori, sulle uscite giornalistiche. A tutto ciò si aggiunge l’assenza di un ufficio stampa a cui rivolgersi e la mancata apertura di una sede fisica in cui recarsi, individuabile come quartier generale destinato a uffici ma soprattutto (come fu per il teatro Garibaldi a Palermo, durante Manifesta) a incontri, conferenze stampa, mostre, dibattiti, presentazioni: collocata teoricamente nel rinnovato Palazzo Tommasi (in attesa di restauri e di una destinazione d’uso da decenni), la Fondazione non vi è mai entrata, nonostante l’annuncio del “fine lavori” da parte del Comune. Pare che adesso a mancare siano gli allacci delle varie utenze, acqua, luce, telefono, rete internet. Troppo complesso da programmare, troppo difficile da risolvere alla svelta.

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Campagna di comunicazione Agrigento 2025

Agrigento 2025 e la mala gestione politica

Un caos quindi dalla doppia natura: da un lato le pregresse responsabilità dell’amministrazione comunale, con le annose inefficienze registrate in termini di interventi urbanistici e di progetti di riqualificazione; dall’altro le inadempienze ascrivibili alla neonata Fondazione, per quel che riguarda il coté strettamente culturale. Due fronti, che finiscono in qualche modo per incrociarsi e sovrapporsi. Creatura capeggiata dal tecnico Albergoni, “Agrigento 2025” – i cui soci sono il Comune di Agrigento, il Comune di Lampedusa e Linosa ed “Empedocle” Consorzio Universitario Agrigento – è stata costruita con e dalla politica locale, a partire dalle nomine del CdA, composto da 8 consiglieri, cinque nominati dal Sindaco di Agrigento, due dagli altri due soci e uno dal Presidente della Regione. La sensazione allora è che non sia solo un fatto di goffaggine, di impreparazione, di sciatteria. Il che sarebbe già imperdonabile, vista l’entità del danno. Il fantasma che continua a tornare, purtroppo, è quello di una cultura utilizzata come strumento per gestire, spartire, controllare, ottenere: una faccenda di “potere”, per dirla con una parola sola. Niente di nuovo, mesta routine a cui non ci si abitua e che anche dinanzi a occasioni così decisive non si riesce a sradicare: nomine di sottogoverno debitamente dissimulate, budget milionari da investire, favori da chiedere, poltrone da mantenere o da far girare, storie di clientes e di patroni. Vecchie dinamiche che valgono per i piccoli circuiti e ancor di più per i palcoscenici maggiori, ma che con un po’ d’accortezza e d’intelligenza farebbero meno danni e meno rumore.
È davvero andata così allora, come si mormora un po’ ovunque? È ancora una volta la politica che condiziona, che intralcia, che intorbidisce le acque, cagionando ritardi, nominando figure inadeguate, spendendo male le risorse, generando confusione e procedendo senza una visione?

Agrigento, Valle dei Templi, Tempio della Concordia
Agrigento, Valle dei Templi, Tempio della Concordia

Il ruolo di Albergoni

Roberto Albergoni, che è un uomo colto, intelligente, avvezzo a sfide di questa portata, non ha dato spiegazioni in merito alle sue dimissioni. Viene da pensare che il contesto, già molti mesi fa, gli sia risultato in qualche modo indigesto, ostico, forse incompatibile con le sue intenzioni. Ma è pur vero che, in quanto direttore generale, aveva modo di provvedere, secondo statuto, alla “gestione organizzativa ed amministrativa della Fondazione, nonché alla organizzazione e promozione delle singole iniziative”, e ancora di dare seguito alle “deliberazioni del Consiglio di amministrazione, nonché agli atti del Presidente”, essendo anche “responsabile del personale dipendente” e dovendo predisporre “il bilancio preventivo e consuntivo per l’approvazione del consiglio di amministrazione”. In teoria la figura con maggiore spazio di manovra e con in mano il potere esecutivo e organizzativo. E allora, è stato nei fatti così difficile procedere, far valere le proprie ragioni, spingere, decidere, tenere il timone?
Quanto grande sia la sua fetta di responsabilità, in questo assurdo marasma, non possiamo saperlo con esattezza. Così come non sappiamo cosa lo abbia spinto ad andar via, attestando – fra tante vittorie raggiunte – un primo fallimento importante. Che è di tutta la baracca, ma che finisce per coinvolgere necessariamente anche lui, mattatore di questo teatro sbilenco fin dal principio. Perché accettare di firmare l’incarico, quando erano chiari da tempo i problemi e le falle? Rinunciare o comunque mollare prima – denunciando tutti i problemi sul tavolo – lo avrebbe forse preservato maggiormente e avrebbe magari consentito di capire in anticipo e meglio cosa stava accadendo, così da tentare un reset, un’inversione di rotta. Oppure no. Oppure c’era davvero il rischio di lasciare allo sbando totale una macchina ancora priva di punti fermi, a partire dal fatidico bilancio di previsione approvato solo adesso.

Certo erano intrise di felici intuizioni, nonché orientate a giuste intenzioni di metodo, le sue parole di alcuni mesi fa, pronunciate in quella conferenza stampa che suggeriva già l’amaro sentore di una possibile debâcle: tra gli scontati, retorici interventi di figure istituzionali, chiamate al solito ruolo di rappresentanza, Albergoni discuteva di relazioni, di coinvolgimento del territorio – che non c’è stato, a detta di tantissimi operatori del settore – di cultura come strumento per un cambiamento umano e intellettuale, non subito traducibile in cifre e diagrammi a misura di marketing turistico. Il rapporto costi-benefici non si risolve in questi casi nel mero calcolo, pur importante, dei biglietti venduti o delle economie generate dall’indotto. La cultura è semina lenta, profonda, è pratica condivisa, postura, sintesi di civismo, umanesimo, libertà di ricerca e di pensiero. Qualcosa che cambia le persone nel tempo, lavorando sottotraccia, di generazione in generazione. Costruendo futuro e memoria. Tutte cose che uno come lui sa bene, con la sua formazione da economista ma con la lunga esperienza maturata sul campo, a contatto con artisti, curatori, intellettuali, studiando modelli internazionali, interrogandosi, confrontandosi. Eppure questa consapevolezza non è bastata.

Alberto Burri, Grande Cretto, Gibellina
Alberto Burri, Grande Cretto, Gibellina

Il futuro, dopo le dimissioni di Albergoni

Cosa accadrà domani? La nomina di un sostituto è l’urgenza massima ma è anche un terreno scivoloso, di scontri e di appetiti, di insidie e di incertezze: chi avrà la forza di farsi carico di un simile fardello? Chi saprà farlo con competenza e intelligenza, nel nome dell’interesse collettivo? Quanto conterà il senso di responsabilità nelle decisioni della politica? E quanto sarà invece un dejà vu di compromessi, di scelte al ribasso, di orizzonti brevi e autoreferenziali?
La risoluzione della vicenda potrebbe per altro non essere immediata, nonostante il ruolo e la serietà di una figura di garanzia quale quella della presidente Cucinotta, che all’indomani della sua nomina aveva pubblicato un avviso per l’individuazione di un consulente giuridico-amministrativo, cercando evidentemente un sostegno ulteriore all’interno di una barca in difficoltà. L’avviso è stato poi chiuso e la scelta rinviata ai giorni successivi all’approvazione del bilancio. Chissà se Albergoni aveva condiviso, oppure vissuto come un intralcio, la scelta di dotarsi di una simile figura. E chissà se invece, in vista di dimissioni non ancora pubbliche, ma già paventate, la ricerca di un esperto in materia di diritto e di procedure amministrative non fosse per la Presidente uno strumento per correre ai ripari, nel mezzo del trambusto progressivo.

Che Agrigento Capitale possa risorgere dalle sue ceneri, in tempi credibili, è ad oggi quasi un’utopia. A primavera inoltrata, con una macchina che dovrebbe cominciare solo adesso a funzionare – a patto che si sia in grado di gestire spese, incarichi, bandi, produzioni – in barba a qualunque criterio di programmazione e di comunicazione, senza un direttore in carica, con una città che non riesce a uscire dal suo impasse e con un territorio che non si è sentito coinvolto, né al livello di circuiti culturali, né al livello di cittadinanza, l’impresa è ardua, a voler esser generosi.
E intanto avanzano i lavori per Gibellina “Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2026”. Un’altra speranza, un’altra scommessa. E il futuro, oggi, non può che apparire screziato di nubi. Ma la speranza resta il motore necessario, insieme all’impegno a cui ciascuno è chiamato, nel proprio raggio d’azione quotidiano. Che niente cambi mai sul serio, in questi luoghi, è abbastanza veritiero; ma la storia di quest’isola ci ha anche insegnato l’arte del miracolo e lo splendore di certi colpi di teatro. Nell’attesa, si raccolgono i cocci e si riprende la conta dei fallimenti, degli errori e delle buone intenzioni.

Helga Marsala

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Helga Marsala

Helga Marsala

Helga Marsala è critica d’arte, editorialista culturale e curatrice. Ha insegnato all’Accademia di Belle Arti di Palermo e di Roma (dove è stata anche responsabile dell’ufficio comunicazione). Collaboratrice da vent’anni anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo,…

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