Milano Design Week 2025: cosa vedere nel distretto di Porta Venezia
La designer e architetta Eileen Gray è la musa ispiratrice a cui uno dei distretti più giovani del Fuorisalone guarda per la sua terza edizione. La sua lezione? Ha a che fare con l’anticonformismo e con la capacità di progettare “senza confini”

“To Create, one must first question everything” (Per creare, si deve prima mettere in discussione tutto) è una delle citazioni più famose della designer e architetta Eileen Gray (1878-1976), spesso usata per mettere in evidenza la sua insaziabile curiosità e, insieme, la sua resistenza a lasciarsi rinchiudere nel ruolo di “jeune fille rangée” o di anonima collaboratrice di architetti maschi. Il Porta Venezia Design District l’ha scelta, insieme al titolo No Boundaries Design (Design senza Confini) per introdurre la sua Design Week 2025, ricordando che oggi abbiamo a che fare con un linguaggio fluido e con una disciplina che non si fa scrupoli ad abbracciare e a contaminare le altre mettendo in discussione tanti stereotipi e idee preconcette. Ecco quali sono, secondo noi, le proposte più interessanti in un programma che si vuole eterogeneo.
6:AM Glassworks alla Piscina Cozzi

La Design Week è l’occasione ideale per andare a curiosare in luoghi affascinanti che di solito non sono aperti al pubblico. Uno di questi si nasconde nei sotterranei della prima piscina coperta italiana, progettata dall’architetto Luigi Secchi e inaugurata nel 1934. È proprio lì, negli ex bagni pubblici che alcuni fortunati hanno già potuto visitare l’anno scorso, sempre durante la settimana del design, tra marmi, docce e mosaici, che il marchio fondato da Edoardo Pandolfo e Francesco Palù ha scelto di allestire la sua prima personale dal titolo Two-Fold Silence. La mostra presenterà nuove collezioni e progetti passati e racconterà il processo creativo di 6:AM Glassworks (il riferimento è all’orario di inizio del turno del mattino nelle fornaci veneziane) attraverso una serie di installazioni site-specific rivelandone la missione: esplorare le tante possibilità offerte dal vetro di Murano con un approccio risolutamente architettonico.
Viale Tunisia, 35, dal 6 aprile
L’invito al relax di Finemateria per Park Associati

“Paff paff” è il suono soffice e onomatopeico dei passi fatti in pantofole, quando i piedi, che concentrano su di sé il peso del corpo, incontrano una superficie morbida. Un suono che per molti evoca il ritorno a casa dopo una giornata faticosa all’esterno e il rilascio immediato di tutte le tensioni. L’installazione progettata da Finemateria su invito di Park Associati (e in mostra nel suo spazio di via Garofalo) riflette ancora una volta su un tema caro ai fondatori del giovane studio milanese, in attività dal 2020, quello degli spazi di decompressione. Se in Vita Lenta (2022) erano protagonisti la cultura giapponese e il poliuretano e Bagno Diurno (2024) ragionava sulla cura del corpo, in PAFF PAFF – Liminal Spaces for Sensorial Rituals dei pannelli sonori modulari e un set di sedute realizzata in collaborazione con cc-tapis e Quadrodesign usando come materiale principe la lana invitano a ritirarsi in un cocoon intimo e accogliente per sfuggire alla frenesia del Fuorisalone.
Via Garofalo, 31
Convey

Arrivata alla sua terza edizione, Convey, una collettiva un po’ particolare perché non raduna singoli designer ma brand selezionati con attenzione, con uno sguardo alla portata culturale e uno al mercato, è già diventata una delle destinazioni imperdibili della design week. Quest’anno il progetto curato da Simple Flair si sposta dall’ex Scalo Farini a una nuova location nel quartiere di Porta Venezia e introduce il concetto di guest designer, o designer ospite: lo studio newyorchese emergente Sunfish, con una sua collezione di arredi autoprodotta. Tra le novità, lungo la stessa via, anche il Convey Bar e il Convey Market, luoghi pensati per approcciare nuove realtà del design e socializzare.
Via Rosolino Pilo, 14
Sabrina Ratté MEET Digital Culture Center

Il centro di ricerca sull’arte e la cultura digitale è sempre uno dei punti nevralgici del distretto con la sua sala immersiva e le sue ricerche sull’innovazione come fatto culturale prima ancora che tecnologico. Quest’anno propone il lavoro di Sabrina Ratté insieme a Haiki+, azienda leader nel settore del riciclo e nel trattamento dei rifiuti industriali, in particolare elettronici. Le creazioni irreali della visual artist canadese, al centro della mostra Realia, abbattono le barriere tra vero e falso, tra fisico e virtuale, tra utopia e distopia e ci costringono a immaginare un futuro in cui gli esseri umani stanno scomparendo.
Viale Vittorio Veneto, 2
Le architetture di luce di Google e Lachlan Turczan

Nello stesso filone tecnologico, l’installazione Making Invisible Visible di Google, al Garage 21 di via Archimede, co-creata dalla Chief Designer Officer of Consumer Devices della multinazionale di Mountain View e dall’artista Lachlan Turczan, ragiona sulla creatività e in particolare su come le idee, per loro natura astratte, vengano tradotte in forme concrete e tangibili, a cavallo tra arte e scienza. Al centro di tutto c’è la luce, che sotto la guida dell’artista americano classe 1993 scolpisce spazi e architetture capaci di interagire con il pubblico.
Via Archimede, 26
La poesia secondo WonderGlass & Calico Wallpaper all’Istituto dei Ciechi

Leggere, delicate, trasparenti: sono le “architetture di vetro” immaginate da Ronan Bouroullec e Vincent Van Duysen per WonderGlass, messe in situazione nell’ormai classico contesto dell’Istituto dei Ciechi di via Vivaio. L’effetto ricercato è la sospensione tra ordinario e astratto, e verrebbe voglia di dire addirittura metafisico, tipica della poesia. Il designer francese ci arriva unendo vetro colato e ceramica smaltata (in Architettura per Fiori, una collezione sviluppata con Officine Saffi lab) e sovrapponendo tra loro sottili strisce di vetro (in Vetrofuso Spazio). Il progettista belga crea un gioco grafico fatto di trasparenze e opacità attraverso l’accostamento di vetro soffiato e perforato (nella collezione Optô). I loro pezzi dialogano con le carte da parati di Calico Wallpaper.
Via Vivaio, 7
Atelier Biagetti e MCM al Giardino delle Arti

Per chi non va da nessuna parte senza il proprio cane: l’installazione nel Giardino delle Arti di via Palestro è una delle poche in cui la loro presenza non è soltanto tollerata ma, anzi, incoraggiata. Vi si presenta, infatti, la nuova collezione di Pet Therapy, il marchio “pet-inspired” di Atelier Biagetti (vi ricordate i gatti giganti che prendevano il sole nel cortile centrale dell’Università Statale un paio di Fuorisaloni fa?), in collaborazione con il brand di moda berlinese MCM. I loro arredi caratterizzati da forme morbide e da uno spirito giocoso possono essere usati tanto dagli esseri umani quanto dai loro amici a quattro zampe.
Via Palestro, 8
L’appartamento by Artemest a Palazzo Donizetti

Torna per la sua terza edizione anche L’Appartamento by Artemest, il progetto di interior a tante mani promosso dalla piattaforma di e-commerce dedicata all’artigianato di alta gamma, questa volta nelle sale di una elegante dimora ottocentesca in via Donizetti. A personalizzare questa location di pregio, una sala ciascuno, scegliendo tra gli arredi, le luci e le opere d’arte presenti su Artemest sono stati chiamati sei interior designer o studi: 1508 London, Champlimaud Design, Mayer Davis, Nebras Aljoaib, Romanek Design Studio e Simone Haag.
Via Gaetano Donizetti, 48
Gli artisti presenti nel distretto

Le piazze e i cortili di Porta Venezia ospiteranno anche tantissime opere d’arte e installazioni immersive. Si va dall’intervento di Toiletpaper per Prima Assicurazioni, che porta il famoso pattern di serpenti tipico dello studio creativo (simbolo della capacità di cambiare pelle rimanendo fedeli a se stessi) sulle pareti dei Bastioni, sede dell’infopoint del distretto, alle sculture di Matteo Cibic alla Fondazione Rovati (corso Venezia, 52). Qualche altro nome? L’architetta e designer brasiliana Juliana Lima Vasconcellos ha progettato una struttura monumentale dal diametro di 18 metri per Lavazza, nel cortile di Palazzo del Senato, mentre lo stilista parigino Marc-Antoine Barrois ha immaginato un’installazione per il lancio della sua nuova fragranza ospitata nello storico Salone dei Tessuti.
Giulia Marani
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