L’arte e la moda come strumento di cambiamento. Intervista a Michelangelo Pistoletto 

Con il progetto CirculART 4.0 e il Laboratorio Fashion BEST la Fondazione Pistoletto promuove una moda che unisce arte, innovazione e sostenibilità, ispirando un futuro responsabile e armonioso tra natura e artificio

La Fondazione Pistoletto Cittadellarte con il supporto del Material Innovation Lab ha lanciato a Biella poche settimane fa la quarta edizione di CirculART 4.0, diretta da Olga Pirazzi e Rebecca Mazzu e dai team dei programmi di residenza UNIDEE. Un progetto che racchiude una sinergia di arte, moda e sostenibilità che si propone di costruire una nuova filiera tessile, più trasparente, circolare e responsabile. Tre artisti e tre designer, selezionati per la loro visione e il loro impegno, collaborano con diciassette realtà manifatturiere partner, esplorando materiali e tecnologie innovative per dar vita a opere e collezioni che affrontano i temi del cambiamento climatico e raccontano storie di responsabilità e innovazione. Il progetto già in atto, sarà presentato a settembre durante la Milano Fashion Week 2025 e un docufilm ne seguirà tutte le fasi, dal rapporto con le aziende alla creazione delle opere stesse.  

Michelangelo Pistoletto. Foto Pierluigi di Pietro
Michelangelo Pistoletto. Foto Pierluigi di Pietro

Michelangelo Pistoletto e il Terzo Paradiso 

Il motore portante e il pensiero alla base di questo come tutti i progetti della Fondazione è il “Terzo Paradiso”, sintesi armonica tra tutti gli elementi differenti e opposti del suo fondatore, Michelangelo Pistoletto. Precursore della sostenibilità e della sua urgenza e attento alle questioni dell’abito, in quanto ambito centrale all’interno della società in cui l’arte può prendersi la responsabilità di agire. La candidatura del Maestro al Premio Nobel per la pace 2025 annunciata poche settimane fa è la conferma di un’instancabile, costante e visionario appello alla pace che l’artista ha da sempre perseguito e che si rispecchia poi nel suo operato, nei progetti e nelle opere. Questi recenti accadimenti ci offrono l’opportunità per approfondire con il Maestro il suo impegno e il suo pensiero sulla moda del domani e prendere ispirazione per qualsiasi atto di creazione futura che voglia tener conto di equilibrio e armonia tra noi e ciò che ci circonda. Anzi è un vero invito a creare e generare nuove idee. 

Venere degli stracci, Michelangelo Pistoletto. Esposizione permanente, Cittadellarte. Foto Damiano Andreotti
Venere degli stracci, Michelangelo Pistoletto. Esposizione permanente, Cittadellarte. Foto Damiano Andreotti

Intervista a Michelangelo Pistoletto 

Cittadellarte ha iniziato un percorso nella moda nel lontano 2009 quando per sua volontà insieme a Franca Sozzani avete fondato il laboratorio Fashion B.E.S.T. manifesto di una moda etica e innovativa. Come è nata l’idea di intraprendere un percorso di moda responsabile?  
Fu semplicemente una conseguenza di una serie di iniziative che fin dall’inizio degli anni ‘90 erano cominciate a nascere e crescere, come per esempio Habitus, Abito, Abitare al Museo di Prato che si basa sul concetto di avere una responsabilità nell’arte, diffusa nei vari campi della vita sociale e della vita comune, ritenendo che l’abito sia al centro di tutti questi settori della vita. L’abito è in fondo la nostra seconda pelle ed è la pelle che ci mette in comunicazione con gli altri, la pelle che prende forme diverse, diventa espressione e quindi habitus nel senso dell’abito mentale e poi l’abitare che è architettura, la nostra terza pelle, cioè la casa, lo spazio, habitat in cui noi viviamo. Si tratta quindi di una responsabilità estesa che attraversa quella della moda, la responsabilità del come vivere su questo pianeta. 
È sempre stata una necessità molto chiara, poi abbiamo fatto molte manifestazioni che via via ci hanno condotti a prendere la decisione di fare questo passo di cui lei ha parlato. 

Avete dato un habitat, una casa alla Moda all’interno della Cittadellarte. 
A Cittadellarte abbiamo sviluppato un rapporto tra l’arte e tutti i settori della vita comune, della vita sociale, dalla politica all’economia, dall’architettura alla moda, dalla religione all’educazione. La moda è un elemento indispensabile non solo perché ci copre e nello stesso tempo ci mette in comunicazione ma perché è un vero rapporto estetico continuo, c’è l’estetica, c’è la forma, ma non c’è solo la forma, c’è l’etica, perché senza l’etica la forma non ha senso, la forma esprime un’etica, esprime un modo di vivere, di pensare, di concepire, di comunicare. Quindi quello che noi sviluppiamo è un concetto di moda etica, nel senso di responsabile e sostenibile. Parliamo di sostenibilità in tutti gli ambiti, sul piano energetico, sul piano del rispetto della natura, sul piano della nostra cura, sia alimentare che estetica e quindi operativa. Ma anche i materiali sono molto importanti, ad esempio abbiamo creato questa grande mela, Woollen – La Mela Reintegrata per Fondazione Zegna ed è proprio in lana perché la lana è un simbolo di rigenerazione, la pecora si sveste per vestirci, per darci la sua lana e poi si riveste, è la natura che la riveste nuovamente.  

Può spiegarci meglio?
È anche un fatto estetico, questa over produzione ci insegna che non dobbiamo cambiare l’abito nuovo tutti i giorni, possiamo lavare tutti i giorni quello vecchio. Ho realizzato la Venere degli stracci proprio per mettere in luce la quantità di stracci che cresce e sta coprendo territori interi, spiagge in Africa coperte da chilometri di rifiuti tessili e i mari formati da isole di plastica. Stiamo vivendo una situazione molto problematica per la sopravvivenza stessa degli esseri umani. Stiamo facendo veramente del nostro pianeta una vittima invece di esaltarla attraverso l’intelligenza umana. L’intelligenza umana non può essere completamente basata sulla distruzione in nome del profitto, che poi chiamiamo costruzione. La prosperità oltre che dalla quantità è data dalla saggezza della sua amministrazione.  

In quale contesto si inserisce il laboratorio Fashion B.E.S.T. ? 
Abbiamo creato Biella città arcipelago, dove la città si estende nella parte rurale, nella campagna, dove la natura entra proprio a far parte della città e quindi quella che era la provincia Biellese è diventata una città che comprende i monti, i boschi, i prati, i fiumi. L’idea è che la natura e l’artificio convivono in questa estesa città permettendo di trovare un equilibrio. 

Biella è sede del primo lanificio moderno… 
La nostra Cittadellarte, infatti, prima era un lanificio, una fabbrica tessile e perché è nata qui? È nata qui perché qui c’è l’acqua del Torrente Cervo che veniva sfruttata attraverso le ruote idrauliche che mettevano in moto le macchine tessili, poi la stessa acqua fu sfruttata per le centrali elettriche, delle turbine elettriche che hanno dato un incremento straordinario perché hanno portato l’elettricità a far funzionare le macchine con una potenzialità ben superiore a quella di prima ma si trattava di una elettricità non inquinante, pensi, non era inquinante! Aveva un funzionamento elettrico ma solo grazie all’acqua. Poi hanno sostituito l’acqua con il petrolio e la fabbrica è diventata inquinante fin quando poi ha smesso di operare.  
Adesso noi cerchiamo di creare un operare disinquinante in questo luogo che è partito da principi ben lontani dall’inquinamento e ha raggiunto l’urgenza dell’inquinamento globale. Adesso noi qui in questo stesso luogo che abbiamo trovato vuoto, noi cerchiamo di far convergere tutti gli elementi che sono intorno a noi nel mondo fuori dalle mura della nostra Cittadellarte e facciamo sì che questo vuoto accolga tutti gli elementi per rigenerarli. 

Insomma ci vorrebbero tante grandi Cittadellarte… 
Bisognerebbe appunto che noi pian piano questo esempio lo portassimo poi in una pratica più estesa e io penso che anche l’intelligenza artificiale vada informata ad esempio. Non possiamo informare l’intelligenza artificiale solo di concezioni di predazione, IA va educata. 

Habitus, Abito, Abitare - Progetto Arte. Catalogo della mostra, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato, 20 settembre 1996-10 febbraio 1997
Habitus, Abito, Abitare – Progetto Arte. Catalogo della mostra, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato, 20 settembre 1996-10 febbraio 1997

Come dialogate con le altre realtà attive in Italia o all’estero? 
Abbiamo creato una rete, le Ambasciate del Terzo Paradiso, che ormai sono quasi 300 in giro per tutto il mondo. Ogni territorio ambasciatore “si impegna a contribuire a produrre e ispirare una trasformazione in senso responsabile della società attraverso idee e progetti creativi“, sviluppando localmente quello che è l’esempio che noi stiamo creando a Cittadellarte, a Biella. 

Qual è la Sua visione della moda per il futuro? In che modo i suoi principi influenzano concretamente la moda sostenibile che si sta promuovendo? 
Io personalmente non posso dare dei diktat perché c’è di mezzo una cosa meravigliosa che è la fantasia umana, io penso che gli artisti possano aiutare a divertire oltre che a condurre una moda responsabile, bisogna anche divertirsi, creare ed investire in nuove idee. 
Nei paesi orientali, ad esempio in India, hanno dei vestiti meravigliosi, che sono fatti a mano, a casa, con la sapienza e il gusto di donne straordinarie, bisogna che l’arte partecipi e che si creino abiti che perdurino nel tempo. Le industrie hanno fabbricato il più possibile ora bisogna capire se sono in grado di investire su nuove idee. 

Nuove forme di moda, sartoria, artigianato, innovazione e tecnologia stanno prendendo forma, spesso anche mescolandosi tra loro.  
L’opposizione tra tradizione e innovazione può diventare un’opportunità, mescolandosi e creando pace e armonia. Il fatto è che l’uomo adesso ha creato dei bisogni artificiali che non esistevano, sono necessità artificiali, l’artificio sta sostituendo tutto quello che poteva essere l’idea di un uomo di un tempo legato alla natura, adesso siamo legati all’artificio e quindi l’artificio è una parola che ha in sé la parola arte è proprio l’arte che deve concepire un nuovo sistema di vita comune che si colloca tra l’artificio e la natura, in equilibrio.  

Come definirebbe il suo rapporto con la tecnologia? 
La tecnologia, oggi l’intelligenza artificiale, è importantissima, se pensiamo che abbiamo la possibilità di comunicare ed entrare in contatto con tutto il mondo, possiamo pensare ad un’idea trasformatrice, un’idea di nuovo benessere, un’idea di gioia e di fede in un progresso responsabile che possa essere veramente comune.  
Oggi perché ci parlano di grande riarmo? Perché esistono le industrie che devono produrre attività e profitto. 

Meno male che c’è qualcuno controcorrente che invece parla di pace. 
Non dobbiamo utilizzare il nostro potere per fare sì che sia l’economia, che sia il profitto a comandare, ma affinché ci sia una sensibilità, una ragione e anche direi una morale, perché qui c’è bisogno di etica, di morale, di comportamenti sani, riuscire a cambiare però questo sistema, richiederà del tempo. Bisogna investire su nuove idee, investire su un contesto sostenibile. Abbiamo visto che là dove la sostenibilità è stata portata a comando, ha creato reazioni forti. 
Oggi il nuovo presidente degli Stati Uniti dice che bisogna ricominciare a usare tutto quello che è più inquinante perché tutto quel che conta per lui è che gli Stati Uniti siano la potenza più forte del mondo. E la stessa cosa pensano i russi, come anche altri. Per cui io sono ottimista nel senso che so che le cose si possano cambiare, ma pessimista su quanto lo si voglia veramente fare.
Bisogna fare di tutto perché si possa credere in qualcosa di meraviglioso e di positivo. Non si può fare a meno di credere, ma non solo obbedire a dei sistemi che sono in qualche maniera apparentemente appaganti, ma credere veramente nella possibilità che ognuno di noi è capace di creare, è capace di far parte di questa invenzione nuova collettiva che è la pace, io la chiamo pace preventiva

Come definirebbe il suo rapporto con il linguaggio della moda? Prima della nascita di Fashion B.E.S.T. com’era il suo rapporto con la moda?  
Io mi vestivo con molti abiti strani negli Anni ‘60, poi ho cominciato a vestirmi di nero, è chiaro che vestendomi di nero ho fatto un lavoro di risparmio straordinario perché un abito nero è sempre elegante. Se indossi il nero non hai bisogno di cambiare troppi abiti perché il nero è sempre nero. A un certo momento mi è nato proprio il bisogno di avere per esempio delle calze coloratissime, una sciarpa vivace, mettere una camicia bianca, quello che fai con i colori, metti insieme pezzi diversi e fai un abito inventato.

L’arte crea e la guerra distrugge, in questo senso l’arte e tutti i mestieri della creatività hanno una responsabilità maggiore nei confronti della pace, in quanto creatrici e creatori?  
L’arte è una prerogativa non solo degli artisti, i cosiddetti artisti, è una prerogativa umana. L’essere umano crea grazie all’intelligenza e alla fantasia, la natura crea in modo spontaneo, ma che cosa crea? Si nutre di sé stessa, un animale mangia un altro animale, la mucca mangia l’erba. La natura mangia se stessa, noi dobbiamo pensare che con la nostra creatività possiamo invece produrre un sistema che non è più basato sul fatto che un uomo debba nutrirsi di un altro uomo, che una persona attraverso il potere debba con le guerre uccidere altre persone per il proprio potere. L’animale umano usa tutta la sua intelligenza per distruggere esseri umani? questo non deve più avvenire, bisogna che l’uomo cominci a pensare che si può creare insieme un sistema che impedisce all’uomo di mangiare l’uomo. Quindi togliamo di mezzo il cannibalismo culturale, politico e economico. Questo è quello che dobbiamo fare. 

Come? 
La grande creazione la troviamo già nella Bibbia ed è nella Bibbia che uno dei comandamenti dice non uccidere ed intende non uccidere l’essere umano, perché è la cosa più bestiale che esiste. L’essere umano è da considerarsi sacro, quindi è un sacrilegio uccidere un altro se stesso. 
Siamo in una società che vive di genocidi, in cui si pensa che si può annientare un’altra cultura in nome del proprio potere, proprio come un animale di cui ti vuoi nutrire.  
Tutte le guerre, non solo quello che è stato il genocidio voluto dai nazisti che era calcolato ed era freddamente esposta la volontà di distruzione di una cultura, ma è quello che si riproduce in ogni guerra, ogni guerra è genocida. Ci si nutre di esseri umani innocenti per il proprio potere. Questo è un genocidio continuo che si sta protraendo ovunque.  

Come agire? 
Quindi qui si sta parlando di rigenerare il pensiero umano ancora prima di poter poi portarlo all’azione. Allora servirà la tecnologia più avanzata, servirà l’intelligenza artificiale, servirà la comunicazione, ma se non cominciamo a credere nel potere umano di essere capaci di creare un mondo nuovo non ce la si fa. La natura non crea, la natura produce, funziona così, l’essere umano invece può creare un sistema etico e umano che la natura non ha mai creato, un sistema artificiale in cui l’arte assume tutta la responsabilità.  

Margherita Cuccia  

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Margherita Cuccia

Margherita Cuccia

Responsabile dei Progetti Speciali di Artribune S.r.l. Margherita cura la rubrica sulla sostenibilità della Moda sullo Speciale Moda & Fragranze | Artribune e sulla piattaforma multimediale. Ha insegnato Design del Tessuto, all’Università Iuav di Venezia all’interno del triennio in Moda e Arti Multimediali. Ha…

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