
Nella mostra Donne Donne Donne sono esposte una trentina di artiste della collezione che Pier Luigi e Natalina Remotti hanno raccolto nella loro lunga e coerente attività. Le opere, per l’importanza dei nomi e per la loro qualità, rendono questa collezione una delle più complete e ricche del panorama italiano; uno sguardo intelligente che offre uno spaccato dell’arte internazionale.
Peccato dunque che nel comunicato stampa, a proposito di questa mostra, si parli di “immagini e problemi dell’incontro sessuale”, del “tema del corpo”, di “identità femminile”: quello che trasmette la rassegna, al di fuori di ogni cliché, è la potenza del lavoro di una serie di artisti. Che poi si tratti di artiste donne, è un dato incidentale. Prima di essere donne, infatti, le artiste presentate sono individui determinati a dire la loro, nonostante i luoghi comuni che – sia dalla parte di certo femminismo che dal punto di vista maschile – li vorrebbero inquadrare in modelli precostruiti, dalla strega sgraziata alla regina del focolare.
Sono artisti che osservano il mondo attraverso uno sguardo al tempo stesso disincantato e romantico, esteticamente ammaliante, fatto di forme e colori che, se letti con la giusta angolazione, disegnano una realtà che sa essere poetica anche quando diventa crudele.

Nathalie Djurberg - The Secret Handshake - 2006 - courtesy Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti, Camogli
Certo in molti casi ritraggono donne, ne colgono l’essenza, ne indagano una sensibilità che alle volte assume le sembianze delle modelle – anche troppo – perfette di Vanessa Beecroft, altre la seducente decadenza delle foto di Nan Goldin. Diventano manichini ridicolizzati e tristi in Janieta Eyre, e poi forme aspre e tirate delle bambole sessuomani, e molto poco femminili, di Nathalie Djurberg.
L’identità di Shirin Neshat prescinde dal suo sesso: sotto il burqa potrebbe esserci chiunque, tanto l’espressione si manifesta attraverso lo scatto e i disegni sul corpo del figlio. Non è un corpo femminile, ma semplicemente un corpo inteso come campo di battaglia sul quale le ferite inflitte dalla vita di ogni essere umano lasciano tracce indelebili, magari a forma di stella, come nello scatto di Marina Abramović, o con graffi indecifrabili, come in Gina Pane.
L’assenza della figura può anche lasciare il posto, come nell’installazione presentata a La Fenice di Venezia, alla voce dell’artista Kimsooja che anche non essendo fisicamente nell’immagine fotografica sa inondarla della sua presenza.

Nan Goldin - Trixie On The Ladder - NYC, 1979 - courtesy Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti, Camogli
La Fondazione Remotti si conferma dunque come il centro più interessante per l’arte contemporanea in Liguria. Malgrado non sia semplice arrivarci e resti aperto solo il sabato e la domenica pomeriggio…
Alice Cammisuli
Camogli // fino al 18 marzo 2012
Donne Donne Donne
a cura di Francesca Pasini
FONDAZIONE REMOTTI
Via Castagneto 520185 772137
[email protected]
www.fondazioneremotti.it
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