L’Italian Newbrow si fonda sulla contaminazione, sull’assenza di confini, di gerarchie. L’ibridazione ne è caratteristica costitutiva. L’allestimento nelle sale della Pinacoteca Civica di Como ne è una prova, come dimostra il fatto che gli artisti che si identificano in questa etichetta non temono il confronto con i grandi nomi della storia dell’arte, talora citati, più o meno esplicitamente, nelle loro tele.
L’esposizione organizzata a Palazzo Volpi è una mostra di scenario, con l’obiettivo di mettere in luce uno spaccato del panorama artistico italiano, ma assume anche un valore antropologico e sociale. Il gruppo di artisti della collettiva, infatti, sono moderni sodales e hanno come punto di riferimento il curatore dell’esposizione, Ivan Quaroni. Pur avendo personalità distinte, condividono, in molti casi, retroterra, presupposti ed esperienze e si confrontano sugli stessi temi, senza che, per questo, nelle loro opere pittoriche l’esito sia uniforme. L’Italian Newbrow, infatti, con l’eccezione di Diego Dutto, che semina nelle sale le sue sculture futuristiche, è connotato da un recupero della pittura come medium privilegiato.
Il percorso porta inizialmente a scoprire tra la collezione permanente della pinacoteca i lavori dei singoli artisti, quasi a voler permettere all’osservatore di individuarne la poetica individuale, per poi lasciare spazio a un confronto diretto, in sale che permettono di comprendere quale siano i punti di contatto e di divergenza, non più rispetto ai grandi maestri.
Così è possibile individuare alcune tendenze che accomunano le opere in mostra. Innanzitutto, la citazione, espressione della contaminazione di cui si è già parlato, nei lavori di Paolo De Biasi, Giuseppe Veneziano, Michael Rotondi e Massimo Gurnari, dove si rintracciano personaggi, simboli, scenari noti, associati senza gerarchie. Piatte campiture di colori squillanti caratterizzano anche le opere di Fulvia Mendini, Tiziano Soro ed Eloisa Gobbo, che recuperano l’idea di ornamento e di decorazione come attenzione al piacere estetico.
Vanni Cuoghi, Alice Colombo, Diego Cinquegrana e Marco Demis, invece, ritagliano e ricamano – anche letteralmente – narrazioni suggestive che prendono spunto dal quotidiano per sublimarlo. La creazione di scenari come espressione di angosce personali o collettive è caratteristica, infine, di Giuliano Sale, i cui paesaggi e ritratti hanno toni crepuscolari, di Silvia Argiolas ed Elena Rapa, che delineano coloratissimi universi tra l’infantile e l’orrorifico.
Marta Cereda
Como // fino al 25 marzo 2012
Italian Newbrow
a cura di Ivan Quaroni
PINACOTECA CIVICA PALAZZO VOLPI
Via Diaz 84
031 269869
[email protected]
museicivici.comune.como.it
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